"Sommario":
1. Fisica II - Ottica e Acustica
2. Organizzazione del Cantiere
3. Valutazione Economica dei Progetti
4. Progettazione Architettonica
5. Geotecnica
6. Disegno Edile
7. Recupero e Conservazione degli Edifici
8. Attività Progettuale Fisica II - Ottica e Acustica
9. Architettura Tecnica II
10. Attività Progettuale Progettazione Architettonica
11. Storia dell'Architettura
12. Scienza delle Costruzioni II
13. Matematica IV
14. Idraulica II
15. Tecnica delle Costruzioni II
16. Termofisica dell'Edificio
17. Progetto di Strutture
18. Riabilitazione Strutturale
ANNO V, semestre I
1. Fisica II - Ottica e Acustica, 29/30
Prima ancora di tagliare il traguardo di I Livello, ed anzi prima ancora di sostenere l'ultimo esame della Triennale, pensai di anticiparmi un po' le fatiche della Laurea Specialistica, intraprendendo questo corso durante un inverno caratterizzato da qualche nevicata in più rispetto alle consuete stagioni fredde di Fisciano, ameno luogo della Terra il cui tipico agente atmosferico è piuttosto l'instancabile rafficar del vento per quasi tutto l'anno. Ad ogni modo, sotto le mentite spoglie di
"Fisica II" eccetera, si celava una sorta di corso il cui intento era di "apparare" (rimediare, ndr) le lacune che il tipico studente di Ingegneria dell'Università degli Studi di Salerno
"matura" nei confronti di Matematica e Fisica a probabile cagione di sfoltimenti vari di programmi dei corsi per adattamento ai crediti,
o di spezzettamento di argomenti in più esami rispetto all'oramai ancestrale Laurea Vecchio Ordinamento (vedi scissione di Analisi negli esami di Matematica I e II) che portano a casuali dispersioni di concetti, teoremi o assiomi vari in cui mai verranno quindi ad imbattersi i pavidi studenti di questo mio Campus-anto. Ad ogni modo, tra un timido incontro con i signori Campi, qualche impaccio nel calcolo di Integrali Elementari, qualche pietanza di Potenza Sonora e qualche contorno di Illuminotecnica, ecco che una cinquantina di avventurieri, ch'avevan schivato la Falce dello Sbarramento, realizzano di essere pressoché deficienti di Matematica e Fisica. Ma niente paura: il nostro Professore in questo corso multietnico e multiordinamentale
ci rifocillerà le menti con ammicchi di Integrali, storie di Vettori, spuntini
di Elettromagnetismo e colmi per le Onde: i nostri profili ne usciranno
rinvigoriti e con un dopato spirito cerebrale ch'ognuno di noi esporrà, nel
colloquio orale dinanzi a tutti, grazie ad una più o meno sfavillante
Presentazione in Power Point su di un argomento tra l'Ottica, l'Acustica e le
Onde, realizzata in gruppi di 2 o 3 studenti. Io ed il mio Commilitone delle
Montagne ci occupammo dell'acustica di un salotto, ma un mio piccolo atto
sovversivo ch'ebbe luogo agli albori di questo corso, in Ottobre, e di cui mi
trovai a dover far rapporto proprio al Luogotenente di questo Corso, fece sì da
fruttare il beffardo voto di 29 ad entrambi (era costume del nostro Mentore
afferire lo stesso voto a tutti i membri di uno stesso gruppo). Il mio atto
sovversivo, di cui ad ogni modo mai mi fui pentito, era un'azione di spam,
direzionata a tutta la docenza di Fisciano, tramite un'e-mail in cui si osava
gettare una qualche ombra sulle qualità degli studenti della mia Facoltà: "Ritratto della facoltà di ingegneria di Fisciano, secondo uno studente".
Non inganni questo unico esame in questo semestre: a quell'epoca dovevo ancora laurearmi di I Livello, ed inoltre, dieci giorni più tardi sostenni il mio ultimo esame della Triennale: Estimo.
Anno V, semestre II
2. Organizzazione del Cantiere, 30/30
Beh quest'esame è stato proprio un gioco... studiato in 3 giorni, per un 30 da 3 crediti! Performance di questo genere sono tipiche con questo esame, così simpatico e discorsivo... anche per me, nonostante l'argomento (non chiestomi all'orale!) sui diagrammi del programma di lavoro non l'avessi proprio preso in considerazione nella mia piccola 3 giorni-studio! Beh, se
"ogni favola è un gioco", ciò non vale per tutti gli esami, sia chiaro... ma per questo s:!
tant'è che io immaginandomi, allorché lo studiavo, prove acrobatiche e sportive figlie della più fervida immaginazione tra anditoie, andirivieni di cariole e tavole da ponteggio, simpaticamente lo ribattezzai
"Giochi senza cantiere"!
Bene, bene. Anche se ho anticipato due esamini in fondo semplici, uno a Febbraio ed uno Luglio (a cavallo della mia prima Laurea del 26 Aprile), mi sono liberato di due possibili impacci se considerati in concomitanza con i nuovi esami che aspettano di iniziare a Settembre. Inoltre ho preso finalmente il mio primo 30 ed ho una media voto iniziale di 29,33! Ma rimbocchiamoci le maniche: ora si comincia sul
"serio".
Anno VI, semestre I
3. Valutazione Economica dei Progetti, 25/30
Questo esame, che per la maggior parte degli studenti risultava uno dei più agevoli, per me rappresentava invece un'insidia, trattandosi di un'opera di monotona memorizzazione meramente discorsiva dei giri di concetti esposti al corso, tra l'altro con il ripresentarsi del Decano già titolare di Estimo (e
Aneddoti) a presiedere anche questa cattedra, ma per foruna con la collaborazione anche degli assistenti più giovani che ci destavano un po' al sonno che ci assaliva quando a
"raccontarci" le lezioni era il suddetto Decano con la sua lenta cadenza verbale che ne avrebbe fatto un degno doppiatore degli Ent, alberi parlanti pastori delle foreste da molte ere nel Signore degli Anelli. Ad ogni modo all'orale mi ero preparato alquanto scrupolosamente, sapendo di assimilare con un certo disgusto argomenti di questo genere nonché esposti con tale coinvolgimento emotivo a lezione; capitai con l'assistente che mi aveva segato per ben 2 volte ad Estimo (18 e 16 mesi prima), ma gli sedetti innanzi senza timore di questi avversi precedenti. Nel mezzo del colloquio mi trovai tuttavia in una sorta di selva oscura, ché i miei discorrimenti parean irruvidirsi; fu così che me la cavai ripiegando su affabili discorsi simil-filosofici economico-ambientalisti, e scongiurai che la scure della bocciatura potesse anche solo minacciarmi. Ed intendendo l'effettiva pochezza di questo esame in qualsiasi piano di studi ingegneristico, l'indulgenza del mio esaminatore si fece numero: 25. Ma la cosa più strana fu che io, pur essendo iscritto solamente al primo anno della Specialistica, seguii, sostenni e verbalizzai questo esame che... apparteneva al secondo anno! E non fui sicuro che quello che feci fosse fattibile fino a che non comparì la relativa convalida (pochi mesi dopo) nella mia area utente di unisa.it! Mah, dossi e paradossi di Fisciano...
Cominciamo proprio male: in questa sessione soltanto questo unico esame, che per di più nemmeno apparteneva a questo semestre. Avevo abbandonato Matematica IV dopo poche lezioni perché era ambito di una scienza oramai remota nella mia mente; l'abbordabile Disegno Edile avanzò richieste tardive e troppo faticose sugli elaborati grafici; e pensai di
"passare" Idraulica II per dedicarmi solo a Scienza II, dove alla fine raccolsi anche una bella bocciatura, a braccetto con il mio
Inseparabile Compagno di studi (anche in queste sventure). E menomale che un anno fa mi ero anticipato Fisica II perché non mi facesse da distrazione per gli altri esami.
Anno VI, semestre II
4. Progettazione Architettonica, 27/30
Un anno prima avevo pure già tentato di anticiparmi questo esame, ma dovetti gettare la spugna perché, nonostante l'apparente estrema semplicità di quel corso (esposto da un altro Decano con una poco più vivace espressività tipica dei professori di simili età), il mio lavoro di Autocad e Power Point non fu ritenuto accettabile (ammetto che fui forse un po' pretenzioso e superficiale, ma non era da pochi sottovalutare quest'esame così apparentemente semplice; vieppiù, il mio progetto, con cui il professore non accettò di farmi fare affatto l'esame, l'avevo copiato da un architetto del mio paese, e la scomunica di quei
"miei" disegni mi parve una sorta di paradosso nel bel mezzo della realtà).
Così, adesso mi si parava nuovamente innanzi questo corso, di cui nel frattempo il professore era cambiato. Per fortuna, pensai io! Macché, penserò invece adesso. Noi, soli 7 del corso, avemmo la rarità di una unica vera lezione in cui un assistente del corso ci espose quello che in pratica costituì tutto il programma di quell'anno: ovvero come,
"in un intervento su una preesistenza, un modello di integrazione possa essere di completamento, oppure di addizione, oppure di separazione" (ovvero la nuova opera si può mettere nientedimeno che: o dentro, o vicino o lontano rispetto alla preesistenza!). Tutto il resto del corso, da Marzo a Giugno, fu costituito da noi 7 (o meglio, noi 6 più una sfaticata ed evanescente
"Ghost" dal rosso caschetto) che ci vedemmo utilizzare attrezzi (che non prendevamo in mano dalle lontane epoche dell'asilo) quali forbici dalla punta arrotondata e taglierini, cartoncini e pennarelli, colla vinilica e supercolle, per realizzare un plastico di una zona d'oltralpe ove sorgevano le rovine di un castello, con lo scopo di progettarne un riutilizzo. Così, mentre un po' tagliavamo & incollavamo, un po' progettavamo i nostri interventi, un po' i due assistenti ci aiutavano, e non un po' ci ostacolavano con successive correzioni contraddittorie, un po' il professore titolare compariva molto raramente nell'aula dove invece noi lavoravamo per molti giorni e per molte ore al di fuori delle lezioni, un po' la finestra dei corsi si chiuse ma noi continuammo a lavorare, un po' il primo appello passò liscio mentre noi ancora correggevamo, si giunse a poche albe dall'esame di Luglio, quando solo allora il più antipatico di questo (poco etero) terzetto docente di cui eravamo alla mercé, elargì finalmente ad ognuno una copia dell'"Elenco tavole da predisporre per l'esame", con in calce la fiera data in cui si manifestavano quelle richieste:
"Fisciano, 10.07.2006".
Il secondo appello in cui volevamo tutti finalmente sostenere l'esame per scrollarcelo di dosso era solo il 14.07.2009, a 4 giorni da quella sorta di ultimatum, dopo mesi in cui non ci era mai stato chiarito cosa dovessimo esattamente fare, né fossimo neppure lontanamente messi in grado - nessuno di noi 7 - di sostenere l'esame secondo le loro (sconosciute persino a loro stessi, penso) esigenze più o meno precise, o almeno in direzione di approssimativi target, o casomai orientandoci verso evanescenti idee. Nulla di tutto ciò in 4 mesi, poi questo bel foglio con precise predisposizioni, non da poco, a 4 giorni dalla data, come con la certezza che non ce l'avremmo mai fatta, come per costringerci a non sostenere affatto l'esame, nessuno di noi. Ma quei tre erano degli architetti... mentre noi eravamo
sette ingegneri. Con uno tour-de-force da autentici stacanovisti, ciascuno di noi forzò i tempi, escogitando, disegnando, plottando, quagliando: il 14 ci presentammo con i nostri progetti che esponemmo (solo in questo consisteva l'esame: niente da studiare, nessun libro, nessun appunto: solo i nostri progetti) e il professore (che in sede d'esame incontrammo forse per la decima volta circa nella nostra vita?) dovette verbalizzarci tutti, tranne una di noi che non fece in tempo per il 14, ma rimediò pochi giorni dopo. I voti che ognuno di noi ricevette dal nostro sconosciuto furono probabilmente frutto di fattori importantissimi per un docente con una classe di soli 7 studenti, di cui non conosce nè l'operato, nè un solo nome: il sesso e la prima impressione. Per me dall'urna fu estratto un 27.
E anche in questa sessione un solo esame. Dalla grande dissipazione di tempo, certo, ma in teoria doveva essere un esame facile facile, di quelli da
"contorno" per altri piatti più massicci; invece è stato l'unico magro boccone del semestre. Oltre a quello amaro - e rigurgitato - della bocciatura in Geotecnica, per dedicarmi al quale ho
"passato" Tecnica II. Avrebbe mai potuto andare peggio se dodici mesi prima non mi fossi anticipato Organizzazione del cantiere per alleggerire il carico di studio di questo semestre?
Anno VI, sessione di recupero
5. Geotecnica, 28/30
Questo è stato davvero un bel corso da seguire: interessante, bene affrontato
e, collocato nel gradevole clima man mano tendente al bello del secondo semestre che allunga le giornate e fa dimenticare quelle in cui entri in un'aula con il sole e ne esci ch'è già buio! Anzi, le esercitazioni settimanali, che si svolgevano ogni venerdì nelle ultime ore di corso, avevano un sapore che le rendeva attese sia per l'atmosfera di
"Sabato del villaggio", sia per l'autentico interesse verso le applicazioni pratiche al computer in quel laboratorio T25 dove, guidati dal simpatico e giovane dottorando, con grande distensione condividevamo gli argomenti teorici mentre si apriva qualche sorriso per un simpatico messaggio in LAN, inviato da qualcuno di noi un po' spiritoso, con un comando tipo
"NET SEND * ho fame" delle 13:00; io ovviamente dovevo pur distinguermi,
così prima condivisi nella cartella di rete, utilizzata per le esercitazioni, "Generale (Inverno)",
e poi impostai alla stessa cartella uno sfondo con la scritta "THE DOCTOR" alla Valentino Rossi, ma con, nella lettera
"O", la testa dell'ingegnere fresco di dottorato che ci teneva quelle piacevoli lezioni. Ah, e da non dimenticare la nostra
"gita scolastica",
con tanto di pullman organizzato, in cui ci accompagnò sui cantieri per la metropolitana di Napoli! Ma oltre a tutte queste cose così piacevoli, essendo un esame come e più degli altri anche Geotecnica, presentava anche il doveroso aspetto dello studio: io e il mio Compagno Inseparabile ci preparammo alla
"perfezione" per le prove in itinere, sia nelle nostre mentis, sia riguardo ai nostri moduli, anzi più del consueto; trattandosi di prove con la possibilità di svolgere i calcoli in Excel, eravamo ben forniti di sostegni sia cartacei sia informatici! Ed anche se in teoria la rete era ben sorvegliata contro eventuali usi truffaldini di qualche computer, i nostri voti furono altissimi, ricordo i un po' miei: 29 e 28 circa. Così ci presentammo all'orale di Luglio: i nostri voti di partenza erano
sì elevati, ma il programma molto vasto. E prima io, e poi il mio Inseparabile Compagno di (s)ventura, cademmo entrambi sulla prima domanda del professore titolare. Fu un'autentica disfatta. Ci rendemmo conto che non ci eravamo preparati a sufficienza perché, dopo aver svolto così bene le undici esercitazioni durante il corso, nonché superato così brillantemente le due prove, ci sentivamo come se l'esame ci spettasse quasi di diritto! Che presunzione. Così dovemmo ritornare sul finire di Settembre, questa volta ben più preparati; io sostenni l'orale con il nostro
"The Doctor", fui il suo "primo" esame, ed anche se claudicai un po' su una domanda, mi arrotondò il voto di partenza a 28; sorte simile passò il mio Commilitone Inseparabile, che affrontò il più pio degli assistenti del professore che, per nostra fortuna, quella mattina aveva deciso di non fare da avversario a nessuno in alcun colloquio orale.
Primo anno: tre esami. Se vogliamo contare anche i due anticipati, sono comunque solo cinque. Ho lasciato incompiuti colossi non indifferenti: Scienza II e Tecnica II, uno fallito e l'altro bypassato in favore di Geotecnica, che pur m'ha fatto penare, essendo in verità da ben 12 grammi. Va beh, almeno ho la consolazione di avere già sostenuto l'unico esame da 12 crediti di tutta la Specialistica... Vediamo un po' l'anno prossimo che combinerò...
Anno VII, semestre I
6. Disegno Edile, 25/30
Ero nel cuore del primo semestre, e mentre stavo seguendo i corsi del secondo anno della Specialistica, due commilitoni mi invitarono a partecipare ad un appello per fuori corso di questo esame. L'anno precedente avevo seguito con giusta attenzione il relativo corso, che pure aveva modalità di svolgimento alquanto scandalose: sovente la lezione, anche quando tenuta (raramente) dallo stesso titolare della cattedra nonché Preside di facoltà, terminava con molte mezz'ore di anticipo, giacché il programma era così vacuo che sia il professore che il barbuto assistente a un certa ora non sapevano più di cosa parlare. Di contro, esigevano un
"rilievo di una masseria" con i fiocchi e i controfiocchi in Autocad, con tanto di schizzi, foto, 3D, dettagli; ed il meglio specificare di così tanti elaborati soltanto quando il corso stava volgendo al termine, generò in me un irresistibile rigetto a quelle pretenziose richieste, avanzate da un esame che mai avevo conosciuto più inutile in merito al pressoché vuoto programma didattico offertoci: pretendere un simile lavoraccio, ad un punto tardo del corso, in cambio di misere lezioni vuote o noiose o dimezzate o saltate, per giunta dall'istituzione più alta della facoltà, nella mia bocca seppero come
di proposta di schiavitù. Così rifiutai quelle catene, e non sostenni più l'esame. Ma ecco che ora, un anno dopo, entrai in questo gruppo di altri tre colleghi, con due dei quali avevo condiviso parecchie trincee negli anni ed negli esami addietro: essi avevano già approntato un ottimo rilievo, e mi onorarono volentieri di apporre il mio nome appresso ai loro, sotto ogni tavola. Sì mi avventai sul centinaio di pagine circa che quel corso, pur non avendo affatto bene affrontato ed esposto, pretendeva imparassimo; cosa che cercai di fare nei brevi quattro o cinque giorni tra il mio arruolamento in questa task force e l'imminente appello. Così sostenni un orale di media decenza (come tutti noi quattro), e nel cuore di Dicembre recuperai questo 25. Eravamo gli unici candidati a quell'esame, ma purtroppo ricordo che dovemmo contare una triste perdita: uno di noi quattro
incredibilmente cadde. Fu invitato a sostenere nuovamente quel colloquio in Gennaio: e sarà allora che riuscirà a risorgere.
7. Recupero e Conservazione degli Edifici, 27/30
Fortunosamente, solo due mesi prima ebbi la possibilità di sostenere, come appena detto, Disegno Edile, la cui sospetta propedeuticità (non mi era chiaro se ci fosse o meno!) minava la possibiltà di sostenere quest'altro esame a Febbraio. In questo corso ci ritrovammo tutti noi del massacrante corso di Progettazione Architettonica (tranne the Ghost), più altri figuri con cui non avevamo particolari confidenze. Una sufficiente vivacità del corso impedì assopimenti che gli argomenti potenzialmente soporiferi delle lezioni potevano minacciare, grazie anche alle numerose correzioni in aula dei rilievi, che ci facevano quantomeno interagire e quindi agire ovvero non dormire. Fattore da non trascurare in merito era anche una discreta leggiadrìa della stessa professoressa, vista dalle giovani menti di noi suoi studenti come l'ambìto bocconcino di vari suoi colleghi! Giunsi all'esame dopo aver assimilato un vasto programma dal supporto didattico che più odio: le fotocopie delle diapositive visualizzate in aula! Più un paio di testi. Più, ovviamente, un rilievo alquanto mastodontico di Casa Novella, un edificio del 1600 che mi portò a calcare centinaia di chilometri in auto per raggiungerlo ad Eboli diverse volte, per eseguire rilievi e foto assieme alla mia simpatica collega con cui facevo coppia e che, abitando a cinquanta metri dal nostro edificio da rilevare, ci si recava invece a piedi! Realizzammo un ottimo lavoro insieme, ed io un orale pure abbastanza buono, tranne che per un argomento che non mi ero studiato affatto perché mancava tra le mie fotocopie! Maledetti supporti didattici di merda. Però esame gradevole ed affrontato insieme a dei buoni amici di corso.
Si conclude un'altra mezza chiavica di semestre: due soli esami, tra l'altro entrambi
"umanistici" (ossia semplici) e di cui uno è stato un recupero dal primo anno. Ciò grazie anche alla mia immancabile strategia di essermi anticipato il noioso Valutazione già dodici mesi fa! Così, ho lasciato indietro il massiccio Progetto di Strutture e nientedimeno che Termofisica dell'Edificio, di cui narrerò solo quando giungerà il giusto momento.
Anno VII, semestre II
8. Attività Progettuale Fisica II - Ottica e Acustica (3 crediti), 30/30 e lode
Anche se l'episodio dell'e-mail di
"Un Povero Soldato" lanciata nel corso di Fisica II potrebbe far pensare ad una sorta di incrinamento di rapporti con il professore di quell'esame, in realtà nacque una certa stima reciproca, in virtù delle opinioni su Fisciano che in fondo condividevamo, nonché per le mie indiscusse qualità nel piegare le volontà di un computer ai fini più disparati, dote che questo mio professore dovette per forza notare ed apprezzare durante quel particolare corso. Così io, il mio commilitone
di tesina ed esame in Fisica II di un anno prima, più un terzo compagno di trincea (ovvero gli stessi due che mi arruolarono nella task force per l'esame-lampo Disegno Edile), intraprendemmo la nostra Attività Progettuale, occupandoci di due argomenti: io ed il Compagno Alto, che dovevamo tirar su 3 soli grammi da questa attività, affrontammo le Barriere Antirumore (che non sono un ostacolo da aggirare quando si tira una punzione col pallone!), mentre il Compagno dalle Montagne, che mirava a ben 6 crediti, si occupò di Illuminotecnica; tuttavia, durante le ore di attività passate nel Laboratorio, entrambi orbitavano in realtà intorno a me, in virtù delle spiegazioni del Professore che quando ci parlava sembrava sempre rivolto principalmente a me, ed in virtù del compito extra-didattico assegnatoci: catalogare in un database tutte le tesine opera di studenti nostri predecessori vissuti alla corte del nostro Mentore; lavoro che, poiché era da realizzare in un database (uno dei miei limiti di dimestichezza col computer), è da attribuire in larghissima parte ad un altro commilitone del ramo Meccanico, nonché grande Amico di vecchia data, il quale mi regalò un lungo pomeriggio di circa sei ore per costruire il database relazionale che occorreva a noi tre poveri civili! Così, tra le nostre tesine e questo lavoro di catalogazione, da che avevamo intrapreso questo viaggio agli inizi di quell'Anno Accademico, con lunghe permanenze dentro quel laboratorio fino anche a ore più serali delle Venti, finimmo i nostri lavori in tempo già per la tornata degli esami invernali; ma l'indeterminatezza della modalità d'esame fece stranamente scivolar via Gennaio e Febbraio, senza alcun nulla di fatto. E passò anche il secondo semestre, durante il quale noi tre ci tenemmo in rado contatto con il professore, salvo iniziare un po' di pressing sul finire di Maggio, per premurarci che l'inchiostro sui nostri libretti potesse sancire la fine di questa nostra attività sospesa sulla coda del tempo.
E giunse così il momento in cui riuscimmo a far comprendere al Professore le nostre intenzioni di concretizzare questo esame nel previsto appello di Giugno. Solo pochi giorni prima del sospirato finale, il Professore chiese a me solo, ed in discreto segreto, di sviluppare una piccola ulteriore sperimentazione numerica circa le barriere sonore, da esporre il giorno dell'esame, giacchè serbava la volontà fregiarmi della sua - nonché mia prima - Lode.
9. Architettura Tecnica II, 30/30 e lode
Tante vecchie conoscenze: tre compagni del mitico gruppo di Progettazione Architettonica, i miei due commilitoni storici delle avventure di Disegno Edile e della mia prima Attività Progettuale e, ultimo ma non ultimo, lo stesso professore da cui due anni prima avevo subìto il ripudio del mio progetto e con cui saltai l'esame (salvo rifarlo, un anno dopo, sotto la perversa triade di cui sopra e subendo ben peggiori angherie). Prima di ogni lezione di questo corso, non dimenticavo mai di equipaggiarmi con un bel Mars ai distributori, che con il suo caramello riusciva a tenermi arzillo per il primo quarto d'ora, dopo cui però l'effetto svaniva e l'assopimento da lezione era progressivo ed inesorabile. Tuttavia l'esame era semplice (nulla a che vedere con Architettura Tecnica del primo anno!) e consisteva nello studio dell'archeologia industriale in riferimento ad un edificio nella nostra zona, da affrontare in gruppi di due o tre studenti. Così io, un compagno del gruppo di Progettazione Architettonica, nonché una nuova conoscenza Erasmus, studiammo una filanda ottocentesca, svariando dall'industrializzazione nel Regno di Napoli del 1800, alle risorse economiche ma anche epidemiche del fiume Sarno, dall'agricoltura ai mulini, dalle macchine per filatura di tessuti alla lavorazione di lino e canapa, dalla vita del baco da seta alla sua morte per ebollizione; il tutto anche recandoci un paio di volte all'Archivio di Stato di Salerno, dove le nostre dita sfogliarono - emozionate - documenti di oltre cento anni dalle delicate pagine ingiallite. Comunque, a parte questi aspetti apparentemente un po' alieni in una facoltà d'ingegneria, si creò un bel clima tra tutti noi al corso: il professore organizzò anche varie gite fuori porta, e sostenere l'esame non fu affatto pesante per nessuno di noi; così, esibendo meravigliose Presentazioni Power Point, ciascuno poté ricevere la sua auspicata Lode.
10. Attività Progettuale Progettazione Architettonica (6 crediti), 30/30
Come se non ci fosse bastato il semestre da schiavi in cui costruimmo quel plastico e facemmo e disfacemmo decine di soluzioni progettuali a testa in virtù di continui correzioni e disfacimenti da parte dei due assistenti che ci seguivano per tutto il tempo, mentre della presenza del professore raramente eravamo onorati, pensammo bene di far fruttare quelle tantissime ore extra passate all'università e di proporci tutti, in blocco, con il titolare di Progettazione Architettonica, per l'Attività Progettuale da 6 crediti. Scopo dell'attività: la realizzazione di una mostra, nella nostra stessa facoltà e precisamente nello
"spazio Cues", in cui esporre i nostri progetti. Come sopra raccontato, avevamo sostenuto l'esame (e quindi terminato il plastico in comune nonché i nostri rispettivi progetti) nella sessione estiva di un anno prima, e già durante il corso avevamo proposto di fare anche l'attività progettuale con questa mostra, che il professore stimò si sarebbe potuta allestire
"per Settembre". Giunse questa scadenza, e il tutto fu rimandato
a Dicembre.
Nel frattempo, noi 7 (tranne the Ghost, che arronzò
clamorosamente il suo lavoro per la rarità delle sue apparizioni) insieme ad uno
solo dei due assistenti cercavamo di impaginare le nostre tavole e di definirne
l'aspetto finale per dare il tutto alle agognate stampe, salvo nuovissime idee
per l'impaginazione che balenavano all'assistente che seguiva il lavoro (lungi
dal professore farsi vivo una sola volta); idee che, pur spesso molto buone, con
le loro (circa) bisettimanali incursioni nella mente del nostro architetto, non
davano pace alle nostre povere tavole, che ne venivano così ogni volta stravolte
ed il momento della stampa sfuggiva alla nostra percezione. Però c'eravamo messi
in testa di fare questa benedetta mostra per Dicembre come stabilito, e
pervenimmo alle nostre soluzioni in tempo utile per questa nuova scadenza. Ma,
visto che il nulla osta del professore non arrivava perché questi non era mai
reperibile per esaminare una sola volta le nostre bozze, giungemmo in prossimità
di Natale e per la seconda volta la mostra slittò.
Indomiti, pensammo bene di farci aprire lo studio dal nostro prodigo assistente e di lasciare il rotolo con le nostre bozze in bella vista sulla scrivania del professore, per magari allestire questa mostra di lì ad un mese o qualcosa del genere: era il 20 Dicembre circa. Pieni di speranze, tornammo dopo l'Epifania, ma ancora non riuscivamo a contattare il professore: fu così che, quando il nostro assistente ci aprì lo studio, potemmo strabiliare alla vista delle nostre tavole, perfettamente intatte e nello stesso posto in cui le avevamo lasciate una ventina di giorni prima: quindi era almeno da tanto che il professore non metteva piede nel suo studio, né quindi all'università. Così la mostra slittò ancora a Marzo, e poi a Maggio e nel frattempo, com'era ovvio, con le sempre nuove idee del nostro assistente le nostre tavole mutavano in continuo; si abbellivano, certo, ma sembrava un'evoluzione mai destinata a concludersi, il che rischiava di rendere la preparazione della nostra mostra
la nostra naturale condizione di vita. Invece questa era la volta buona: marcammo stretto il professore per qualche tempo e finalmente, un giorno, io ed uno di noi sette (meno
"una") partimmo alle 6 del mattino alla volta di Napoli, dove incontrammo il nostro
sempre unico assistente che ci condusse alla tipografia in grado di stamparci le nostre meravigliose tavole su adeguati supporti rigidi, come suggeritoci da quella napoletana triade di Progettazione Architettonica. Uno o due giorni dopo, ancora noi due affrontammo una seconda spedizione altrettanto mattutina in terra partenopea per ritirare finalmente le tavole della mostra. Passammo infine la vigilia a preparare il tutto, restando all'università fino alla tarda ora delle 22 (tranne ovviamente the Ghost),
aiutati ancora dal nostro instancabile assistente.
Il giorno dopo, la mostra vide la luce, noi rivedemmo il professore! Che si presentò perché sentiva la nostra mancanza e per spararsi la posa con il preside, spendendo un minuto di parole in cui lo udimmo sancire che ognuno di noi avrebbe spiegato il proprio progetto al preside. Noi eravamo ignari che dovessimo fare questo, com'è possibile che il professore si fosse dimenticato di avvertircene? Ah, certo, perché l'ultima volta che lo avevamo incontrato il muro di Berlino era ancora in piedi. Così, anche se non ci eravamo preparati niente da dire, illustrammo (tranne the Ghost, che non si degnò d'apparire neanche alla mostra!) brevemente i nostri lavori, esposti poi per molti giorni agli occhi di passanti e visitatori, di cui qualcuno avrà forse notato l'intestazione in cima a molte tavole recante l'erroruccio di battitura
"ingegeria", digitato a caratteri cubitali. Forse fu proprio per questa grave colpa che solo più di un mese dopo riuscimmo a fissare con l'irreperibile professore una data per verbalizzare questi sei sudatissimi crediti, curandoci perfino noi stessi dei vari aspetti di segreteria / presidenza circa la creazione di un appello d'esame; e quando finalmente per il professore fu il momento di pagarci il conto sui nostri libretti, osò dire tranquillamente, davanti a tutti noi,
"certo che sono sei crediti proprio rubati". Si sforzò anche - rischiando proprio un'ernia - di mettere 30 a tutti, ma solo su suggerimento del nostro impagabile assistente: le sue intenzioni erano, infatti, di dare ciascuno il medesimo voto
"ottenuto" in quella farsa di esame che iniziammo con lui sedici mesi prima.
11. Storia dell'Architettura, 25/30
Altro corso dalle grandiose modalità: l'innovativa professoressa proveniente dall'esperienza di insegnamento negli Stati Uniti, era solita far spiegare l'argomento di ciascuna lezione nientedimeno a noi studenti che, un gruppo per lezione, dovevamo preparare un'apposita Presentazione Power Point per l'argomento odierno.
Ci ritrovammo ancora noi 7 -1 di Progettazione Architettonica, e per noi c'era un'ulteriore sorpresa: il nostro esame vero e proprio si chiamava (ed era)
"Storia dell'Architettura"; ma fummo sbattuti a seguire il corso di "Storia dell'Architettura I" dei giovani studenti del secondo anno di Ingegneria Edile-Architettura: questo perché evidentemente non si volle creare un corso apposta per
"solo" noi sei studenti (sebbene pagatori di tasse), e così affrontammo un programma del corso del tutto diverso da quello che ci spettava, per giunta nello strano modo che non era il professore a spiegarlo, ma noi stessi studenti. Il giorno dell'esame, inoltre, per noi 6 fu un'esperienza inedita: fare lo scritto la mattina e l'orale il pomeriggio stesso si rivelò per tutti noi uno stress
molto deleterio mai sperimentato prima! Al colloquio, di prima intenzione
dirottai la domanda iniziale verso l'argomento che preferivo (il Rinascimento), inoltre mi fu chiesto qualcosa a cui non seppi rispondere, e che poi i miei amici mi dissero non rientrava affatto nel nostro programma; ma io avevo creduto semplicemente di non averlo studiato, e così non lo dissi alla prof...! Ad ogni modo, con un orale approssimativo, culmine di un corso arronzato e semiabusivo, mi presi questo mezzo voto di 25. Fine della
"Storia".
Beh, questo semestre quattro firme, 21 grammi, con tre Trenta e due Lodi sembrerebbero un buon risultato: ma se consideriamo che due erano Attività Progettuali, gli esami veri e propri
si riducono a 2 e, in verità, di essi in Architettura Tecnica II non c'era
poi molto da studiare, solo tanta fatica nelle ricerche. Ma in fondo è così: tutti questi crediti sono figli, più che di
applicazione sui libri, di grandi dispendi di tempo e fatica tra Autocad, Internet e correzioni, che hanno reso esami apparentemente facili prove lungamente impegnative, alcune quasi logoranti. Benvenuti nel mondo dell'architettura.
Ma ora basta: io ho finito con gli esami umanistici.
Anno VII, sessione di recupero
12. Scienza delle Costruzioni II, 28/30
Dopo una rincorsa lunga 17 mesi (tanto era passato dalla mia bocciatura), questa volta non lasciai nulla al caso: preparazione totale e perfetta, soprattutto sulla torsione (per la quale un anno e mezzo prima ero stato rovinosamente respinto). Il giorno dell'orale, entrai in quella Sala di Calcolo preparato ma soprattutto calmo, come non mai per un esame di questa importanza. Però eravamo in troppi, e mi spostarono al giorno dopo: bene, l'indomani invece sarò stranamente nell'ansia fino all'istante in cui, finalmente convocato alla cattedra, sparì ogni timore e feci tranquillamente l'esame. Esercizi; teoria; poi, per lo stadio finale del colloquio in cui stavo esponendo quella fatidica torsione, fui passato dal professore ad un dottorando, che avevo conosciuto l'estate scorsa un paio di volte che uscii la sera, e che sicuramente rese più tranquilla la conclusione della mia prova. Ebbi così la soddisfazione di questo oculato e sicuro 28.
Beh, direi che quest'anno è andata meglio: 7 esami. Di cui però ben 4
"umanistici" (ovvero di architettura e dintorni) e 2 attività progettuali, non difficili però molto dispendiose: insomma sono stato soddisfatto solo da Scienza II: era l'unico esame di cui erano ben chiari il programma, il relativo svolgimento al corso (seguito quasi due anni prima), le modalità d'esame, il supporto didattico. Mentre i professori degli esami di architettura sono scombinati, eterogenei, rubatempo, rubafatica e qualcuno anche ingrato. Insomma: vade retro, architecte.
Anno VIII, semestre I
13. Matematica IV, 22/30
Esame che io ed il mio Inseparabile Compagno di Ventura stavamo cercando di superare da quasi un anno! Dalla prima volta che affrontammo lo scritto 11 mesi prima, giungemmo ad esserci sottoposti a 7-8 prove complessivamente, di cui solo alla terza superammo finalmente e ci aggiudicammo gli argomenti della prima parte, e solo dopo altri 4-5 tentativi riuscimmo ad avere la meglio anche sulla seconda parte! Un esame iterativo, con tutte quelle prove in quelle affollate aule cooperative... Così, superati dopo tanto tempo questi benedetti scritti, finalmente potemmo sostenere l'esame vero e proprio... dove per fortuna non si trattava di un consueto orale: il professore ci faceva dimostrare i teoremi richiesti sempre a mo' di esame scritto, dove ogni volta eravamo una quindicina: in pratica si trattava di un'altra prova scritta. E così, seduti ognuno per conto proprio, in un silenzio quasi totale e nell'accondiscendente indifferenza che regnava in aula, questa volta ce la cavammo da soli, superando questa ultima prova al primo tentativo. Bastò poi recarci allo studio, provare l'ebbrezza del rischio di domandine su ciò che avevamo scritto nei compiti, e portare a casa questo grande risultato! Anzi... più che grande, diciamo
"lungamente coltivato": per me ci fu questo 22 per giunta da 9 crediti che mi scamazzò la media, destinandola alla fine sotto la soglia del 27.
Uhm, uhm, questo semestre un solo esame, frutto tra l'altro di sole prove scritte reiterate nel tempo. Intanto però sto studiando, con calma, Idraulica II. Ma una cosa mi è chiara: sono lontani i tempi in cui riuscivo a sostenere più di un esame per semestre, o anche solo a studiarne più d'uno contemporaneamente. E l'annata scorsa, ricca di firme e voti alti sul libretto, non la ritengo affatto come prolifera: io distinguo gli
"esami" dagli "esami umanistici"; e questi ultimi, così abbondanti nell'anno passato, sono solo una melma collosa in cui si rimane invischiati sempre per molto tempo, e quando con fatica si riesce ad uscirne, guardando indietro si prova anche un po' di ribrezzo.
Anno VIII, semestre II
14. Idraulica II, 27/30
Esame dell'ormai lontano primo anno, sostenuto ora nell'Aprile, dopo che nel primo appello per fuori corso di Marzo avevo rinunciato a fare l'orale proprio quando era il mio turno: ascoltando le domande rivolte agli esaminati prima di me, non sentendomi preparato, fuggii. Così, un mese dopo, ben preparato ma non su tutto, mi presentai al mio tranquillo colloquio in cui mi fu fatta praticamente una domanda su ogni argomento... compreso, malauguratamente, quello sui modelli di calcolo, che avevo totalmente bypassato... mentre invece il professore evitò totalmente di farmi anche una di quelle tipiche domande
"strane" a detta degli altri, che mettevano spesso in crisi le capacità di ragionamento pratico degli studenti pavidi, ma che invece io non vedevo l'ora di affrontare sguainando una qualche mia affilata e luccicante soluzione! Mi stavo fregando le mani in vista dell'esame proprio per raccogliere qualche piccola soddisfazione in questo senso! Va beh
pazienza, raccolsi comunque questo buon 27: capitolo conclusivo della trilogia di Idraulica, Costruzioni Idrauliche e Idraulica II.
15. Tecnica delle Costruzioni II, 26/30
Oramai cominciavo a fare il conto alla rovescia degli esami: -4. Preparàti entrambi i progetti quasi interamente da solo, e con grande cura e precisione e forse pignoleria (io odio arronzare!) (io a volte sono un maniaco, lo so...), e studiato tutto con buon metodo, il che bene aveva fruttato nel precedente Idraulica II, mi presentai sicuro di me, feci un buon esame, mostrai due buoni progetti. Ma un po' arrancai su una domanda a cui risposi un po' arrangiandomi e un po' con l'aiuto del professore. E anche se ci tenevo a prendere un voto migliore a questo esame, la forte voglia di diminuire il numero di scogli residui non mi fece nemmeno immaginare di commettere un delitto di cui mai mi ero macchiato prima: rifiutare un voto! E poi, 26 non è poi così male... Meno tre!
Dopo il primo anno da 3 esami (più 2 già anticipati) ed il secondo da 7, nuova picchiata e di nuovo 3 esami soltanto. Ma ora sono tutti veri
"esami" (non "umanistici"...), e se oramai non riesco che a studiarne uno per volta, ne faccio e ne farò circa uno per sessione... cioè tre all'anno... e proprio altri tre ne mancano ancora.
Anno IX, semestre I
16. Termofisica dell'Edificio, 27/30
Anche se il nome indurrebbe a pensare che questo sia un vero "esame", in realtà è alquanto orientato verso la sua antitesi di tipo
"umanistico": le lezioni, da me seguite ben 26 mesi prima, con uno spirito abbattuto che ricordo, erano nient'altro che delle affabili chiacchierate tra la cordiale professoressa e la piccola classe di noi cinque-sei studenti (tra cui ritrovai ancora il mio Compagno delle Montagne) in cui si parlava di aria umida, comfort termoigrometrico, temperatura media radiante, e qualche volta del Napoli dei tempi di Maradona. Inoltre il supporto didattico era della peggior specie: venticinque centimetri di spessore di A4 stracolmi di fotocopie di diapositive e capitoli estrapolati qua e là da libri e normative, per un volume complessivo che includeva molte volte il programma strettamente necessario all'esame, con conseguente dispendiosa (e di certo non cauta) opera di individuazione e sfoltimento degli argomenti o anche delle singole pagine da studiare e non. C'era tuttavia un aspetto positivo di questo esame: esso si
disputava su due prove scritte, durante le quali era persino lecito consultare ogni genere di appunto e/o libro; vieppiù, in caso di superamento di tali prove, il voto veniva confermato e quindi impresso sul nostro libretto. Bene, dissi. Ma il mio inconscio è proprio strano, a volte: per le modalità
"umanistiche" con cui si svolgeva il corso, per me fu naturale e incondizionato non dare importanza alla preparazione dei miei appunti da consultare nelle prove. Ho messo a fuoco una cosa di me, nello studio: io restituisco all'esame un impegno sempre proporzionale a
quanto mi viene offerto al corso. Così fallii miseramente prima la prima prova a metà corso, ed alla fine anche la seconda (che tra l'altro svolgemmo, anziché tra gli ordinari banchi, sugli esigui spazi di quelle tipiche sedie da conferenza, in un teso clima d'incazzatura della prof. perché uno del nostro corso aveva osato cercarla in lungo e in largo per la facoltà, chiedendo a qualunque organo funzionale gli capitasse a tiro come mai non riusciva a rintracciarla da vari giorni per chiederle delle informazioni sull'esame, mettendo quindi a repentaglio la figura del docente stesso nei confronti
di varie ed eventuali istituzioni della facoltà). Così adesso, due anni dopo, rischiai un'ernia nel riprendere
in mano quel maiuscolo blocco di fogli, quella paccottiglia da scremare per non studiare l'esame troppo
"intero", ma per lo più mi avvalsi di due sottili e coincisi quaderni di riassunti prestatimi dal Compagno delle Montagne, per assottigliare al minimo la mole di studio. Ad ogni modo, studiare interi esami che racchiudessero ben poche formule in favore di così tanti capitoli poco più che discorsivi, non mi fu affatto nuovo di essere per me ostico (vedi i passati Estimo, Valutazione Economica dei Progetti, Disegno Edile, Recupero e Conservazione degli Edifici, Storia dell'Architettura), e così quando in Dicembre mi presentai, io unico candidato, all'appello (già spostato di due settimane per mia richiesta), oltre che arrancare per i tre piani a piedi ascesi un istante prima di sedermi a fare l'esame
col fiatone, arrancai alquanto anche nel colloquio (eccetto che nell'unica applicazione pratica della condensa interstiziale), poiché la mia opera di scrematura del programma aveva incautamente del tutto eliso sia l'acustica sia l'illuminotecnica, sulla cui prima mi fu giustamente fatta la
"domanda finale" per concludere un esame così così e, giustamente, un po' vissi l'imbarazzo del silenzio, un po' non trovai uno specchio abbastanza ruvido su cui arrampicarmi. E quando la prof. mi chiese gentilmente di aspettare fuori dallo studio affinché lei e la sua assistente potessero aprire la loro consulta, la mia attesa fuori, questa volta emozionalmente glaciale e controllata grazie alla tempra di tanti anni e tanti esami sostenuti, passò pensando che stessero decidendo se fossi da 18 o meno. Ma quando si riaprì quella porta e la varcai, sentii i campanellini di una slitta troppo veloce e le grasse risate contagiose di un Babbo Natale con quindici giorni di anticipo e un 27 per me nel suo sacco. Meno due.
D'accordo, come ormai ho capito, riesco a fare un solo esame cadasessione, ed ho difficoltà con gli esami cosiddetti
"umanistici" o simili. Ma quella "X" appena comparsa nel numero romano dell'anno è proprio fastidiosa: significa che sto qua da quasi 10 anni.
Anno IX, semestre II
17. Progetto di Strutture, 25/30
Nonappena finito con Termofisica, fino alle vacanze di Natale io ed il mio collega di gruppo per questo esame incalzammo il ritmo con il colossale progetto, già iniziato da un mese o due, previsto da questo esame
mastodontico (ma da 6 crediti come tanti altri, ad esempio il poco diversamente impegnativo Disegno Edile). Durante le festività però, io mi diedi un po' alla dissoluzione, e con il susseguirsi delle ore piccole o anche mattutine, il progetto restò congelato fino alla Befana. Qui lo riprendemmo, con le intenzioni di sostenere l'esame per Febbraio, ma sconosciuto ci era il buio e tortuoso tunnel di quel progetto; così, con le nostre sottovalutazioni pervenimmo a completare solamente
in Maggio una relazione e undici tavole che, nel mio metro da pignolo e maniaco perfezionista, non esito a definire eufemisticamente insoddisfacenti: l'unico capitolo per me appagante di quel progetto fu quando riuscii, da solo, ad eseguire la ripartizione sismica interamente in Excel, con tanto di risoluzione dei telai e iterazioni del caso. Ma visto il progressivo dilatarsi dei tempi, giunti a questo punto pensai di non andare per il sottile, e così sostenni e superai (con 22) lo scritto dell'appello per fuori corso, alle porte di Giugno; così, quando questo mese era giovane, già sostenni il primo orale, ma fui malamente bocciato. E più che il fallimento, ciò che mi frustrò fu la smarrita dimestichezza - palesemente riscontrata in quest'esame - con la Scienza e la Tecnica delle costruzioni, che non stimolava i miei neuroni rispettivamente da ventuno e dodici mesi, e che adesso invece serviva come non mai. Per fortuna di lì a poco arrivò il primo appello estivo, del quale superai ancora la prova scritta (con 19), giacché questo era il primo esame, da che ero a Fisciano, in cui
incredibilmente le prove non venissero conservate; ma all'orale dovetti ancora soccombere, anche se un po' meno malamente, per l'ancora troppo remota confidenza con la Scienza delle Costruzioni. Ma non era tutto: io non sapevo più come feci, tempo addietro, a studiare con
quel buon metodo e rendimento Idraulica II e Tecnica II, gli ultimi due esami che ricordavo di aver fatto miei senza problemi. Ero in difficoltà. Così feci quello che mai avrei pensato di fare prima, per via del mio orgoglio che mi dice sempre di farcela con le mie forze, ed assunsi un po' di doping mentale: nient'altro che quattro settimane di MG.K Vis Memory Total. Ma soprattutto imposi una bella regolata agli orari, con un paio di volte che andai già a dormire persino alle 22:30. Ed anche se non potevo certo riacquistare in pochi giorni tutto lo smalto di un tempo, i frutti di questa
"regolata" vennero presto; superai la mia terza prova scritta consecutiva (questa volta con un fruibile 25-26) per la quale i miei colleghi, che incontrai a quei tre appelli in meno di due mesi, m'identificarono come una sorta di specialista dello scritto; diedi ovviamente una bella spolverata alla Scienza delle Costruzioni in vista del secondo appello estivo, dove mi presentai senz'altro in buone condizioni e, in quella Sala di Calcolo del Laboratorio di Strutture, teatro degli esami più duri e talvolta strazio per me come tanti studenti di ingegneria, portai a casa un orale discreto, confermando il 25 dello scritto. Meno uno.
Mai un esame così sofferto. Nemmeno Geotecnica o Scienza II per citarne un paio. Ed anche se alla fine riuscii a spuntarla, mi resta comunque il cruccio per non essermi dedicato nel migliore dei modi all'esame forse più importante e interessante della Laurea Specialistica.
Anno IX, sessione di recupero
18. Riabilitazione Strutturale, 27/30
Cercando di rendere la "regolata" di Progetto di Strutture non un qualcosa da fare solo nel mese a monte di quell'esame, bensì una condizione di vita normale e salutare, mi sembra di essere sulla strada giusta per tornare a uno standard di resa quantomeno decente (ma ho smesso subito con il doping mentale!). Però, per questo mio ultimo esame, tutto Settembre per svolgere l'esercitazione progettuale (che, in solitario, ho potuto sviluppare nella maniera maniacale che piace a me) e tutto Ottobre per studiare le argomentazioni orali (tra l'altro con supporti didattici esemplari), mi sembrano un po' tanto. Inoltre la mia preparazione non ha potuto essere
al 100% su tutti gli argomenti, perché la mia repulsione verso i lunghi paragrafi di testo senza formule - ovvero tutta la parte sugli interventi strutturali - è comunque un difetto in me innato: ci sarebbe voluto un mese in più solo per imparare a fondo tutta la parte che invece ho a malapena guardato in superficie. Tuttavia ho sostenuto un buon esame, sono rimasto contento per come l'ho studiato e, riguardando poi dagli appunti come la domanda a cui non ho saputo rispondere fosse contenuta in quei lunghissimi paragrafi descrittivi degli interventi strutturali, addirittura non ho alcun rammarico per il risultato eventualmente migliore che avrei potuto ottenere studiando bene anche queste parti a me più ostili. L'unica piccola cosa che mi dispiace è che quel 4 Novembre 2009 avevo una forte influenza sin dal giorno prima, e in quello stato (per me inedito ad un esame) in cui ho affrontato quest'ultima e tanto sospirata prova, non ho potuto sentire o godere appieno l'importanza di un momento così atteso: non potrò mai sapere se ci sarebbe stata quella tensione dell'ultima attesa, dalle 9 di mattina fino alle 5 del pomeriggio, o se sarei riuscito a gestire la situazione emotiva come mi ero ormai evoluto a fare in tutte le ultime occasioni, e soprattutto non potrò mai conoscere l'emozione nel guardare quell'ultima firma morire sul libretto, nell'avvertire il fresco dell'aria frizzante fuori, o
nel guardare al cielo già serale delle 17:55, mentre invece semplicemente mi riparavo dalle sottili gocce di una fine pioggerella, tenendomi la borsa sulla testa con una mano, e prendendo il telefono con l'altra.
Va beh, coerentemente con quanto scritto finora, quest'esame novembrino andrebbe collocato in
"Anno X, semestre I", ma attualmente vorrei fare la tesi quanto prima possibile e non ho nessuna premura di aggiudicarmi l'anno di Fisciano numero 10! Detto questo... altri 18 esami... che con i 24 del I Livello, fan 42 avventure. Non ho potuto
non notare che le storie di ogni esame di questa Laurea Specialistica sono state tutte ben più lunghe di tante altre della Laurea Triennale: sarà anche per questo che ci ho messo più tempo; per meglio dire, qui non c'era un solo esame facile e allo stesso tempo senza insidie, mentre alla Triennale c'erano stati un sacco di esami agevoli, che certamente hanno
"velocizzato" quel primo percorso. Invece questo è stato anche più ricco di ostacoli: oltre agli sbattimenti generici dei vari corsi c'è che, tra rilievi e progetti veri e propri, questi 18 esami hanno richiesto la bellezza di 11 elaborati contro i soli 7 per i 24 esami del I Livello! È stata realmente molto più dura.
ma ki te la fato fare di andare all'universita
venivi da me a lavorare ti imparavo a fare le pizze
hahahahhaah
fra poco laurea
perfect
qnt ricordi. e ke pacienza ka tieni!
speriamo di rivederti qnt prima
un bacio Rossella e Giuseppe