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Sono oramai molti mesi che non ascolto con attenzione il telegiornale. Mi rifiuto di non sentire mai delle riflessioni da parte di quelli che una volta forse erano dei giornalisti, ma che ora si sono autodeclassati a meri cronisti, sintetizzatori di discorsi altrui, nulla più che concessionari di spazi televisivi. I raccoglitori di dichiarazioni differenziate (sovente seguite dalle rispettive smentite) sono pervenuti ad uno standard nella realizzazione di servizi al TG caratterizzati da una sterilità disarmante: breve introduzione all'argomento - possibilmente realizzata con citazione a pappagallo; primo pezzo di dichiarazione da parte di un esponente di destra o di sinistra; secondo estratto di un suo copartita o perlomeno alleato; intermezzo del giornalista (di prassi con una frase tipo "Replica il segretario del partito X:"); via con il secondo atto della farsa dove, con uno spazio più o meno uguale a quello concesso alle prime battute, controbattono altrettanti alleati dell'altro fronte, snocciolando le loro rispostone con degli oramai prevedibili "non è vero", "ha detto un'eresia", al più con qualche espressione proverbiale da parte di un monologhista più erudito. E poi gran finale con qualche contro-ribattuta - questa volta più acida - da parte del primo schieramento (ch'essendo in maggioranza, ha ben diritto all'ultima parola nel sevizio giornalistico - la "r" omessa non è un caso), ultima inquadratura al giornalista cronista pappagallo sullo sfondo del palazzo governativo con sintetico sunto orale della farsa appena montata, e di nuovo "linea a Roma". Gli ingredienti fondamentali che fanno di un cronista anziché un pappagallo un Giornalista, sono venuti a mancare. Dov'è il contraddittorio, la gustosa sfida alle parole che personaggi di destra e sinistra vomitano senza controllo? Dov'è finita quella maledetta seconda domanda, quella dove si riconosce il Giornalista che spiazza il politicante nonappena questi abbia sparato una palese frottola a milioni di Italiani? Visto che questi omoni incravattati che si aggirano nelle stanze del governo dicono di tutto, mentre quelli dello schieramento opposto rispondono il contrario di tutto, dovrei credere che almeno una delle due parti abbia detto qualche panzana, o magari anche qualche oculata menzogna: ed è qui che il Giornalista, paladino dell'Informazione, giustiziere dal microfono affilato e difensore dei poveri ignoranti dovrebbe ribattere il colpo con una domanda che metta alla prova uno dei signori che ci "governa" mentre racconta una falsa verità. E invece no. Le dichiarazioni si susseguono, scandite dal solo ritmo dei tempi tecnici e della (diciamo) par condicio; le colate di parole si sversano turbolente dalle bocche dei nostri politicanti senza incontrare ostacoli, fluendo viscide sul letto della nostra ignara coscienza; ignara perché quando allo schermo riappare il pappagallo, mai si oda un "ma", mai si pronunzi un "però" in fronte a quant'appena detto da quegli Eletti: guai a fare una qualsiasi analisi delle dichiarazioni; guai a svelare ad esempio chi dalle due parti si sia appena contraddetto rispetto ad una qualche intervista di un anno o solo una settimana prima; guai ad armeggiare quel microfono in maniera minacciosa in faccia al sincero e candido esprimersi degli uomini politicanti. Semplicemente il pappagallo passa parola: linea a Roma. Tutt'altra musica quando invece ci si imbatte nella pagina o, meglio ancora, nei programmi sportivi: qui gli allenatori di calcio vengono crocefissi quotidianamente, le singole azioni analizzate alla moviola, gli opinionisti si sferrano in diretta contro i coach per una sostituzione sbagliata, arbitri ed assistenti vengono messi alla pubblica gogna. Così, mentre telegiornali, Porta a porta e Matrix sono delle logge dall'alto delle quali si affacciano politici d'ogni casta sputando giù, addosso alla gente, tutte le parole che gli pare senza che in nessun microfono gli si dica un "ma" né un "però", di contro, nei vari Processi di Biscardi, Controcampo e Domenica sportiva, quando sul fondo verde del campo di calcio compare la sfera di cuoio, ecco che i giornalisti sportivi hanno microfoni affilati e penne pungenti, e l'opinione pubblica sa, si esalta e s'impressiona, si scandalizza e si sente partecipe. Gelida ignavìa nelle stanze di marmo, accorata partecipazione nelle tribune stampa: il pallone che rotola è molto più importante dello stivale preso a calci.
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