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Scritto da Sabatino   
Giovedì 13 Aprile 2006 19:53

leggende politiche

13 Aprile 2006

“Il risultato deve cambiare”. Fu questa la prima cosa che pensai quando i risultati definitivi del voto non mi restituirono la rimonta che mi aspettavo.

Lo pensai, e lo dissi apertamente, nella mia seconda uscita in pubblico dopo il voto: “Il risultato deve cambiare: ci sono brogli a non finire”.

I brogli ci sono. Lo credo bene.

Solo che qualcosa deve essere andato storto. Qualcuno deve avermi tradito, qualcuno che aveva detto di votarmi non lo ha poi fatto, forse qualcuno ha persino visto “Il Caimano” e, pur temendomi, ha attentato alla mia Carica in cabina elettorale. Falsando le elezioni, inficiandone i risultati.

Eppure, dopo un cattivo avvio dello spoglio, la rimonta era cominciata così bene: la confutazione dei dati degli exit poll era partita come un treno delle FS: diretto e contro ogni statistica. Alla camera la progressione era costante e inesorabile: dal 56% in favore dei comunisti nel primo pomeriggio, verso il pareggio, lentamente. Ma il sorpasso poi non è mai avvenuto. Per fortuna, al senato sembrava andare meglio: almeno lì abbiamo prevalso, seppur di poco, su quei  compagni comunisti coglioni.

Le cattive notizie sono giunte poi dall’estero. Io lo sapevo che era un rischio concedere il voto agli italiani con residenza estera: una residenza immune al mio potere mediatico, all’informazione che in Italia ho gradualmente monopolizzato, incantando gli spettatori con abili giochi di prestigio, tali da non far saltare troppo all’occhio le mie noie giudiziarie, le mie leggi, le magre figure in Europa, l’anticostituzionalità della mia immunità da Premier; tali, infine, da far essere credibile la mia promessa di eliminare l’imposta comunale e quella sulla spazzatura. E pensare che la mia è stata più di una mera promessa elettorale: da imprenditore di successo quale sono, ben consapevole di come mi sono fatto e con quali appoggi, saprei benissimo dove mettere le mani, in quali meccanismi intervenire, quali affiliazioni regolare per attuare una nuova Legge che accontenti un po’ gli italiani e, perché no, un po’ anche me.

Ma il risultato finale (almeno per ora) mi ha condannato.

Certo, vincendo perlomeno al senato, qualcosa mi sarei inventato, accostando le mie qualità imprenditoriali al mio nuovo potere, sì rimaneggiato da una mezza sconfitta, ma ancora in grado di graffiare, e perché no, di riconquistare la Presidenza degli italiani con un grande colpo di coda, o magari di Stato. Ma il voto estero ha decretato la mia disfatta. Agli italiani che non vivono in Italia, a quelli non sono proprio riuscito a darla a bere con i miei seducenti palinsesti; e concedergli il voto è stato il mio peggiore errore degli ultimi anni.

All’estero i giornali sanno. Se mi hanno denominato “Padrino” ed hanno accostato il mio “fermo” politico all’arresto di Bernardo, vuol dire che qualcosa sanno.

Già, questo grande arresto, concomitante alla mia “waterloo”, proprio come se l’erano augurata i comunisti.

Che dire... i guai non vengono mai da soli.

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