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siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò

Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!
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Equilibrio instabile

Domenica 16 Aprile 2006 19:55 Politica
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Brogli, governissimi, grande coalizione temporanea, ritorno al voto… quante se ne sono sentite già, a pochi giorni dalla vittoria al foto-finish dell’Unione!

L’Unione… …l’Unione fa la Forza! O, meglio ancora, l’Unione ha fatto fuori Forza Italia.

E per un pelo… non mi sarei mai aspettato un risultato così stentato dopo il trionfo delle Regionali di un anno fa. Ma del resto, questi poveri Italiani sono stati costretti o a votare per la riconferma di un governo in cui è difficile distinguere tra riforme “buone”, “cattive”, “ad hoc”, “ad personam”…; o costretti, d’altra parte, a indicare con la propria “X” proprio noi; noi, per voltare pagina; noi, per allentare la stretta dell’incredibile informazione governativa; noi, una boccata d’ossigeno per la democrazia; secondo alcuni una sorta di “male minore”, ma con poche garanzie di coerenza, di affidabilità, di stabilità.

Già, perché sarà difficile per il nuovo Presidente del Consiglio (che sarei io) fare da collante per tutta l’Unione, miscela di moderati ed estremisti, schieratisi tutti assieme, appassionatamente, a sottoscrivere un programma da 281 pagine come unica possibilità di fronteggiare la coalizione rivale.

Alla fine l’abbiamo spuntata noi, seppur di poco. Noi. L’Unione. Noi, come tanti piccoli pesci, che se presi uno per volta non hanno molte possibilità di sopravvivenza, ma che riuniti in branco possono sperare di spuntarla anche contro un grande squalo. Il trucco sta nell’armonia del branco, che deve muoversi fluidamente come una sola entità, guidata da uno spirito che non si capisce bene dove risieda. Questo spirito politico unificante è stato indicato dalle Primarie, e sono io. Io, incaricato di guidare l’Unione, di assicurare che resti quello che il suo nome significa. Già: oltre che mettere in pratica il nostro programma, mi sento incaricato di moderare le voci di questo grande coro, e di accordare le note dissonanti.

E sulla mia sedia, nuova fiammante, resisterò il più a lungo possibile, pur non avendo alcun potere personale (mediatico o economico che sia), tale da far sempre convenire agli alleati la mia leadership. Con un po' di funambolica abilità, potrei restare premier anche per tutto il lustro affidatomi.

Ma le due coalizioni si contendono su un’altalena precaria, che ora pende dal lato dell’Unione per un pugno di schede: basta qualche compagno sgomitante a farci cadere, a scalzarci del tutto dalla competizione politica, e la sinistra perderebbe oltre che il posto anche la faccia, e la fiducia che mezza Italia le aveva dato. Con il rischio, a quel punto, di non governare per vari quinquenni.

Ed io potrei essere ricordato come il Professore alla guida di una scolaresca indisciplinata.

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