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Citazioni dai libri
I pilastri della terra

C'era il ciambellano che obbligava i frati a cambiare le tonache e a radersi per Natale e Pentecoste (in quelle occasioni veniva consigliato un bagno, ma non era obbligatorio).

[...]

Alfred era lì con un asciugamano sul braccio e stava per scendere al fiume. Le donne facevano il bagno una volta al mese, gli uomini per Pasqua e per San Michele: ma la tradizione imponeva di farlo anche la mattina delle nozze.

[...]

Stavano mangiando carne fredda e bevendo vino rosso. Philip aveva fame, dopo la camminata, e si sentì venire l'acquolina in bocca.
Waleran alzò gli occhi, lo vide, e un'espressione di vaga irritazione gli passò sul viso.
« Buongiorno » disse Philip.
Waleran si rivolse a Henry: « Questo è il mio priore ».
Philip non gradiva molto venire descritto come il priore di Waleran. « Sono Philp di Gwynedd, priore di Kingsbridge, monsignor vescovo » si presentò.
Pensava di andare a baciare la mano del vescovo, ma quello si limitò a dire: « Splendido » e mangiò un altro boccone di carne. Philip restò lì. impacciato. Non lo invitavano a sedere?
Waleran disse: « Ti raggiungeremo fra poco, Philip ».
Philip si rese conto che era stato congedato. Si voltò, sentendosi umiliato e tornò al gruppo accanto alla porta. Il maggiordomo che aveva cercato di bloccarlo sogghignò quasi a significare "Te l'avevo detto". Philip rimase in disparte dagli altri. Ora si vergognava della tonaca marrone tutta macchiata che aveva portato giorno e notte per sei mesi. Spesso i benedettini tingevano di nero le loro tonache; ma a Kingsbridge vi avevano rinunciato anni prima per risparmiare. Philip aveva sempre creduto che vestirsi con raffinatezza fosse una vanità inadatta a un uomo di Dio, qualunque fosse il suo rango; ma adesso capiva. Non sarebbe stato trattato in quel modo se si fosse presentato avvolto in sete e pellicce.

da "I pilastri della terra", di Ken Follett, 1989

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La coscienza di Zeno

Mangiava ogni giorno una quantità enorme di limoni. Quel giorno ne aveva ingoiati una trentina, ma sperava con l'esercizio di arrivare a sopportarne anche di più. Mi confidò che i limoni secondo lui erano buoni anche per molte altre malattie. Dacché li prendeva sentiva meno fastidio per il fumare esagerato, al quale anche lui era condannato.
Io ebbi un brivido alla visione di tanto acido, ma, subito dopo, una visione un po' più lieta della vita: i limoni non mi piacevano, ma se mi avessero data la libertà di fare quello che dovevo o volevo senz'averne danno e liberandomi da ogni altra costrizione, ne avrei ingoiati altrettanti anch'io. È libertà completa quella di poter fare ciò che si vuole a patto di fare anche qualche cosa che piaccia meno. La vera schiavitù è la condanna all'astensione: Tantalo e non Ercole.

[...]

Essa mi guardò negli occhi e trovò i miei vivamente annuenti così da confortarla. Scesi quegli scalini, che non contai più, domandandomi:
"Chissà se l'amo?"
È un dubbio che m'accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l'amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore.

[...]

Era invece una malvagia indiscrezione quella di riferire ad Augusta i discorsi sulle donne cui Guido s'abbandonava in mia compagnia, ma giammai in presenza di alcun altro della famiglia delle nostre spose. Il ricordo di quelle mie parole m'amareggiò per varii giorni, mentre posso dire che il ricordo di aver voluto uccidere Guido non m'aveva turbato neppure per un'ora. Ma uccidere e sia pure a tradimento, è cosa più virile che danneggiare un amico riferendo una sua confidenza.

[...]

Spiegare a qualcuno come è fatto, è un modo di autorizzarlo ad agire come desidera.

[...]

... arrivai a Carla non con uno slancio solo, ma a tappe. Dapprima per varii giorni giunsi solo fino al Giardino Pubblico e con la sincera intenzione di gioire di quel verde che apparisce tanto puro in mezzo al grigio delle strade e delle case che lo circondano. Poi, non avendo avuta la fortuna di imbattermi, come speravo, casualmente in lei, uscii dal Giardino per movermi proprio sotto le sue finestre. Lo feci con una grande emozione che ricordava proprio quella deliziosissima del giovinetto che per la prima volta accosta l'amore. Da tanto tempo ero privo non d'amore, ma delle corse che vi conducono.
Ero appena uscito dal Giardino Pubblico che m'imbattei proprio faccia a faccia in mia suocera. Dapprima ebbi un dubbio curioso: di mattina, così di buon'ora, da quelle parti tanto lontane dalle nostre? Forse anche lei tradiva il marito ammalato. Seppi poi subito che le facevo un torto perché essa era stata a trovare il medico per averne conforto dopo una cattiva notte passata accanto a Giovanni. Il medico le aveva detto delle buone parole, ma essa era tanto agitata che presto mi lasciò dimenticando persino di sorprendersi di avermi trovato in quel luogo visitato di solito da vecchi, bambini e balie.
Ma mi bastò di averla vista per sentirmi riafferrato dalla mia famiglia. Camminai verso casa con un passo deciso, a cui battevo il tempo mormorando: «Mai più! Mai più!». In quell'istante la madre di Augusta con quel suo dolore mi aveva dato il sentimento di tutti i miei doveri. Fu una buona lezione e bastò per tutto quel giorno.

da "La coscienza di Zeno", di Italo Svevo, 1923

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Duma Key

«Qualsiasi cosa possa mai fare per te», disse. «In qualsiasi momento. Per tutta la vita. Tu chiami, io vengo. Tu chiedi, io faccio. È un assegno in bianco. Ti è chiaro?»
«Sì», risposi. Mi era chiaro anche qualcos'altro: quando qualcuno ti offre un assegno in bianco, non lo devi mai e poi mai incassare. Non era un concetto che avevo elaborato. Certe volte una verità scavalca il cervello e giunge direttamente dal cuore.

da "Duma key", di Stephen King, 2008

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La compagnia dei Celestini

Regolamento unico e segreto del Campionato Mondiale di Pallastrada


Il campionato viene giocato ogni quattro anni da otto squadre di tutto il mondo che si affrontano a eliminazione diretta secondo il regolamento internazionale, e cioè:

1) Le squadre sono di cinque giocatori senza limiti di età, sesso, razza e specie animale.

2) Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell’erba morbida, deve avere almeno una parte in ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa e non deve essere recintato, ma possibilmente situato in zona dove il pallone, uscendo, abbia a rotolare per diversi chilometri.

3) Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti, e devono misurare sei passi del portiere. È però ammesso che il portiere restringa la porta, se non si fa scoprire, e che parimenti l’attaccante avversario la allarghi di nascosto fino a un massimo di venti metri. La traversa è immaginaria e corrisponde all’altezza a cui il portiere riesce a sputare.

4) La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido.

5) Ai giocatori è vietato indossare parastinchi o altre protezioni per le gambe.

6) Ogni squadra dovrà indossare un oggetto o un indumento dello stesso colore (sciarpa, elmo, berretto, calzerotto, stella da sceriffo) mentre è proibito avere maglia e pantaloncini uguali.

7) Sono ammessi gli sgambetti, il cianchetto, la gambarola, il ganascio, il pestone, il costolino, il raspasega, il poppe, il toccaballe, il calcinculo, il blondin, l’attaccabretella, il placcaggio, il ponte, la cravatta, il sandwich, l’entrata a slitta, l’entrata a zappa, il baghigno, la cornata, il triplo Mandelbaum, il colpo dell’aragosta, lo strazzabregh, il cuccio, il papa, lo squartarau, la trampolina e il morsgotto. Sono proibiti i colpi non dianzi citati e le armi di ogni genere.

8) Nel caso la palla finisca giù per una scarpata in mare o in altra provincia, la partita deve riprendere entro due ore, o sarà ritenuto valido il risultato conseguito prima dell’interruzione.

9) Nel caso in cui un cane o un neonato o un cieco o altro perturbatore entri in campo intralciando o azzannando la palla, egli sarà considerato a tutti gli effetti parte del gioco, a meno che non si dimostri che è stato addestrato da una delle squadre.

10) Il passaggio di biciclette, auto, moto e camion non interrompe il gioco, fatta eccezione per le ambulanze e i carri funebri.

11) Per poter svolgere il campionato nei due sacri giorni come è sempre stato, gli incontri mondiali avranno una durata fissa di ottantasette minuti divisi in due tempi.

12) La regola segreta 12, se applicata, abolisce tutte le precedenti.

13) È permessa la sostituzione di un giocatore solo quando i lividi e le croste occupino più del sessanta per cento delle gambe.

14) Si possono sostituire tutti i giocatori indicati nella lista di convocazione tranne il capitano. I nuovi giocatori dovranno però essere elementi notoriamente degni dello spirito della pallastrada.

Si raccomanda la massima puntualità e l’assoluta segretezza. Vi aspettiamo, ragazzi!

da "La compagnia dei Celestini", di Stefano Benni, 1992

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Due di due

« Lo so come ti senti. È come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti ».

da "Due di due", di Andrea De Carlo, 1989

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It

« Bah... » borbottò Eddie senza aggiungere altro.
« Tu sei B-B-B-Ben Hanscom, v-vero? » domandò Bill.
« Sì. E tu sei Bill Denbrough. »
« S-sì. E lui è E-E-E-E-E...»
« Eddie Kaspbrak », lo precedette Eddie. « Mi fai venire i vermi quando ti metti a balbettare il mio nome, Bill. Sembri Elmer Fudd. »
« S-s-scusa. »
« Comunque, piacere di conoscervi », disse Ben. Gli venne fuori un po' lezioso e vacillante. Fra i tre cadde un silenzio che non fu solo di imbarazzo. In esso diventarono amici.

da "It", di Stephen King, 1986

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Il castello

[...] sembrava che il maestro fosse Hans, ch'egli esaminasse e giudicasse le risposte. Un lieve sorriso sulla sua bocca delicata pareva dire che egli ben sapeva trattarsi di un gioco, ma tanto più grande era per il resto la sua serietà; e forse non era nemmeno un sorriso, era solamente la felicità dell'infanzia che errava sulle sue labbra.

da "Il castello", di Franz Kafka, 1926

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Porno

Però a lui lo vedo, lì seduto dietro a un bancone che legge il cazzuto giornale. Non te lo puoi perdere lo stronzone gigante, solo per quanto è cazzutamente grosso. Il posto è vuoto peggio di un merdaio: una nonnetta e due poveri coglionazzi che fan colazione. Lexo, che serve da mangiare in un caffé come una coglionazza di ragazzona grande e grossa. Alza gli occhi e mi luma, che per poco non ci pianta un salto. « Olà, Frank! »
« Sì » gli faccio. Mi guardo attorno per questo troiaio, tutto tavolinetti e una specie di scrittura da ciàina sui muri e dei cazzuti draghi mongoloidi e così. « Che è 'sta roba? »
« L'ho trasformato in un caffé. Coi mobili usati, grana non se ne fa. Alla notte diventa un caffè thailandese. Va molto fra i nuovi tipi trendy di Leith e la popolazione studentesca » ghigna poi, tutto pieno di merda.

da "Porno", di Irvine Welsh, 2002

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