Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!
Sì.
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Il primo avversario è già molto insidioso: Le Mimose partono con il favore dei pronostici per la vittoria finale, mentre la New Team è (anche quest'anno) giovane e ancora poco affiatata: la sua esperienza di gruppo è basata solo su due amichevoli nelle due settimane addietro (a cui non tutti i membri hanno potuto partecipare), in cui la squadra ha comunque offerto ottime prospettive di gioco.
E questa sera, per la loro prima uscita nel girone a 5, i giovani in campo ce la metteranno davvero tutta.
Anche i meno giovani non saranno da meno.



Il primo tempo è di quelli davvero tirati: l'azione offensiva delle Mimose non è mai davvero minacciosa, perché ben tenuta a bada dalla roccaforte difensiva eretta da Holly (Raffaele, onerosa maglia n° 10) e Bruce (Sabatino, tradizionale n° 5) che non va mai in imbarazzo: Oliver difende, respinge e imposta in avanti con costanza e qualità; al tempo stesso dirige e disciplina con successo Harper, così che Benji (Carmine, numero Uno) tra i pali può tenere in serbo i suoi miracoli per occasioni migliori. In avanti, il temerario Philip Callaghan (Daniele, numero 9) e il letale Mark Lenders (Eugenio, n° 11) stanno scalpitando in attesa di qualche pallone buono per sverginare la porta avversaria, ma le Mimose si guadagnano un'insidiosa punizione dal limite per un fallaccio di Bruce: in questa occasione la New Team è un po' inavveduta nel disporre solo due uomini in barriera e, dal limite sinistro dell'area di rigore, gli avversari vedono al meglio lo specchio di porta scoperto, così da indovinare un tiro la cui potenza è eguagliata solo dalla straordinaria precisione: il pallone s'infila nel sette sul secondo palo e i nostri vanno così sotto di 0:1.
Ma non è certo lo sconforto ad avere la meglio sui valorosi ragazzi. Né sui veterani Paul Diamond (Luciano, "con la maglia numero 7") e Julian Ross (Guglielmo, con il n° 8), inizialmente in panchina insieme a Tom Becker (Francesco, con il n° 6). I tre, finora in attesa, rompono gli indugi e iniziano a dare il cambio ai compagni, facendo loro riprendere fiato e conferendo l'apporto di forze fresche alla squadra. L'unico intoccabile, di cui la New Team non vuole assolutamente fare a meno in campo, è Eugenio Lenders, che resta sul rettangolo di gioco e, con una furibonda incursione offensiva, riesce ad avvicinarsi alla porta avversaria sfoderando così dal suo arsenale (per il quale nessun porto d'armi è sufficiente) un missile su cui il portiere avversario nulla può: è il pareggio.
Si conclude la prima frazione: un buon risultato per una New Team che deve ancora perfezionare gli ingranaggi del gioco collettivo, chiamata al confronto con avversari ben collaudati, invece, da anni di pallone insieme. Ma nel secondo tempo, dopo alcuni minuti di gioco sopravviene un inspiegabile scompiglio tra i nostri ragazzi (apro una parentesi: d'ora in poi, per brevità, quando dico "ragazzi" mi riferisco a tutta la squadra, inclusi Luciano e Guglielmo). ...Stavo dicendo, la New Team si lascia andare a uno strano parapiglia, forse trascinata da troppa voglia di volgere il risultato in proprio favore; si sbilancia e si disorganizza, così Le Mimose approfittano di quello sbaraglio e in pochi minuti infilano un incolpevole Benji per ben 3 volte: New Team sotto di 1:4.
Ma il prode Raffaele Hutton dà una scossa alla squadra e a sé stesso, prende l'iniziativa dalla propria metà campo e, con la sua azione tipica, avanzando a un palmo da terra incontrastabile e fulmineo palla al piede, si porta fino all'area avversaria, dove riesce a siglare una rete da manuale della cavalleria pesante: 2:4.
I ragazzi (vedi parentesi sopra) della New Team riescono così a riaversi e a serrare nuovamente i ranghi, pur sembrando il risultato già compromesso: gli avversari si difendono bene dall'assedio. Ma nei minuti finali, i bianchi si sbilanciano, costretti a riagguantare almeno il pareggio con due gol. E così, il compito difensivo viene affidato solo a uno a turno (Raffaele, Sabatino, Francesco, Luciano o Daniele) oltre, ovviamente, al baluardo Carmine Price, che inizia a sfoderare parate mai viste prima al mondo: blocca, respinge, smanaccia, si produce nella figura dello scorpione (imitata da Higuita nel video a fianco), rievoca coreografie di Michael Jackson. In attacco, la fase offensiva è ingiuriosa, l'acceleratore è a manetta in cerca di quei due gol, e... due gol si ottengono! Ma purtroppo finiscono nella rete dell'eroico Benji, lasciato inevitabilmente troppo scoperto da una New Team obbligata a giocarsi il tutto per tutto. E la partita di esordio sancisce la sconfitta per 2:6.
Nei giorni seguenti l'insuccesso, una grande voglia di riscatto germoglia nei ragazzi in attesa della partita seguente; ma una brutta tegola sta per cadere sulla New Team.
La sera della vigilia della seconda sfida, Guglielmo Ross si concede una partitella supplementare di calcetto, per dare sfogo all'insaziabile voglia di pallone; ovviamente, l'occasione è buona anche per tenere a bada la foga di riscatto, in modo da non surclassare eccessivamente, la sera dopo nel torneo, i poveri avversari. Ma accade l'imponderabile: come è noto a tutti, Julian Ross ha sempre giocato a calcio con il ventricolo sinistro appilato, piccolo limite fisico a cui ha sempre rimediato con la sua classe cristallina. Purtroppo però, durante la sua partitella, in uno scontro di gioco Julian ha la peggio e gli si capovolge l'atrio destro (vedi video a fianco). L'infortunio gli desta preoccupazione e, per sicurezza, si ricovera d'urgenza nel reparto di cardiologia. Per non turbare troppo i compagni della New Team, però, nasconde loro la verità: mentre i "beep" del suo elettrocardiogramma scandiscono sincopi aritmiche, telefona al capitano Bruce e gli comunica che ha rimediato solamente una contrattura al quadricipite, un pelo incarnito scomposto e un ritorno dell'acne con gli interessi (maturati sin dalla giovinezza che fu). Il torneo per lui è finito (per questo è stato inserito nella foto di gruppo con un impercettibile fotomontaggio).
La notizia non può che caricare ancor di più i restanti membri della squadra che, agguerriti ora all'inverosimile, si scagliano sulla partita e si aizzano contro i malcapitati avversari in campo: tutto il primo tempo è giurisdizione della New Team, che se lo aggiudica a suon di segnature poderose: su tutti, tra i marcatori spiccano i nomi di Eugenio Lenders e Raffaele Hutton. Quest'ultimo si autoconferirà, come secondo nome, Clark, chiaramente in virtù delle sue prestazioni da "supergiocatore" e in riferimento al famoso Clark Kent Superman. La prima frazione, così, sorride alla New Team e si chiude sul 4:0.
Nella ripresa, i New Teamers rientrano in campo già paghi; a questo senso di
rilassatezza si aggiunge il sovvenire di un nuovo momento di sbandamento
collettivo, proprio come nella prima partita.
Questo inspiegabile fenomeno,
dovuto forse a vari fattori come l'entusiasmo, la baldanzosità, l'euforia e un
affiatamento di gruppo ancora troppo nuovo, fa subire alla New Team ancora 2-3
gol in breve tempo, riaprendo la partita e mettendo a repentaglio il risultato
finale. Ma i bianchi si scuotono subito e, forti della pochezza dei Cugini,
schiacciano l'acceleratore rispondendo con altrettante reti di Holly, Mark e
Francesco Becker, questi novello della segnatura ma comunque abile a
trasformare con un piattone l'occasione presentataglisi. Eugenio Lenders,
invece, si mette in grande evidenza con una rete davvero straordinaria: batte il
portiere direttamente da calcio d'angolo, con un tiro d'interno destro forte ma
incredibilmente a giro, che rientra proprio nello spazio compreso tra i due pali
della porta, e vi s'insacca. Il match si chiude così sul 7:4; la New
Team, finalmente, inizia a muoversi in classifica.
Dopo due partite, la squadra è affiatata, ben collaudata; si sente forte dell'efficiente regia di Holly ed è pericolosamente armata dell'efficacia a rete di Lenders e dello stesso Hutton. Così, "La Rivolta" che gli si presenta nella terza partita viene presto soppressa con una prestazione finalmente eccellente della squadra, sia sul piano collettivo che individuale: i gol fatti si susseguono, sempre grazie ai soliti Raffaele ed Eugenio, protagonisti a ripetizione. Eugenio dilaga a suon di armi missilistiche e di ubriacanti dribbling nello stretto; Raffaele realizza con tiri dalla distanza di prima intenzione, approfittando del movimento dei compagni che, in occasione dei calci d'angolo in loro favore, seminano lo scompiglio in area avversaria, consentendo così al n° 10 di scagliare il pallone in rete dopo una sua discesa in picchiata verso la porta ostile. Allo scadere del primo tempo, i nostri chiedono all'arbitro quale sia mai il risultato attuale: incredibilmente, il direttore di gara afferma che la New Team è in vantaggio per una sola rete di scarto; eppure, secondo i conti di Holly e compagni, avrebbero dovuto essere avanti di quattro gol.
Ma si riprende a giocare, continuando sulla stessa travolgente falsariga. La New Team concede, in effetti, solo ancora qualche gol a "La Rivolta"
e la reazione degli avversari
è contenuta con tenacia dalla difesa: qui si mette
in evidenza Bruce, pronto a ustionarsi il leggendario naso pur di
respingere dall'area un pallone vagante (ecco perché nella foto è incerottato). I nostri continuano a
dominare a tutto campo, cinici ad approfittare degli avversari di stasera che,
sprovvisti del portiere di ruolo, fanno un po' a ciascuno tra i pali. Perviene alla sua prima segnatura
anche
Luciano Diamond (la cui folta capigliatura della foto è dovuta al fatto
che si tratta di un'immagine molto di repertorio): l'agile karateka si
destreggia con abilità nell'area avversaria, dove esegue due palleggi con la
mossa del cigno, tira al volo e trafigge la porta avversaria, governando la sua
esultanza in un contegno estremamente dignitoso, ch'è proprio solo degli
abitudinari del gol, dei samurai giapponesi e dei veterani dello sport. Ma, di
lì a poco, negli animi della New Team interviene ancora quel solito sgomento
inspiegabile che li porta alla disorganizzazione improvvisa. Questa volta, però,
se ne rende conto subito Bruce che, da bordo campo, riprende in tempo i suoi,
urlando una formula in una qualche strana lingua incomprensibile: «Uagliu',
rallentamm 'o ritm, iucamm comm sapimm e CATENACCIO!» Tuttavia i suoi
compagni in campo sembranno intendere queste parole, perché d'un tratto si
ricompongono come uno stormo di cormorani che si mette in formazione, e la partita
permane sotto la loro egemonia fino al triplice fischio.
Nonostante il dominio incontrastato, però, la New Team vede attribuirsi dall'arbitro sì la vittoria, ma con due soli gol di scarto. Al che, il capitano Bruce non ci sta: arraffa una penna e, non visto da nessuno, scrive egli stesso, sul calendario del torneo, il punteggio che all'incirca dovrebbe spettare alla sua squadra: 13:8. Ripone la penna e se ne va.
Sulla macchina guidata da Bruce, si stanno recando al campo Luciano Diamond, Eugenio Lenders e Raffaele "Clark" Hutton per la quarta e ultima partita del girone; il capitano, dalla sua autoradio, offre loro canzoni preparatorie del calibro di "Holly e Benji due fuoriclasse", "La leva calcistica della classe 1968" e "Sweet child o' mine". Lungo il tragitto, però, squilla il cellulare del capitano: è Francesco Becker. Purtroppo il difenso-centrocampista offensivo non potrà intervenire alla partita perché sommerso dal lavoro ingegneristico e attanagliato da una consegna a guisa di scadenza improcrastinabile per il mattino seguente: questa sera la New Team dovrà affrontare il campo con una sola riserva nella faretra.
La partita è decisiva per la qualificazione. Alla New Team serve una vittoria contro il Luciano Team per raggiungerlo a 9 punti, lo stesso punteggio a cui si sono attestate Le Mimose (che però hanno già giocato tutte le partite). Ma con tre squadre a nove punti e solo due posti disponibili per i quarti di finale, si ricorrerebbe alla differenza reti; secondo il punteggio della precedente partita di 13:8 (che lo stesso Bruce aveva scritto sul tabellone di suo pugno e iniziativa), alla New Team basterebbe una vittoria già con 1 solo gol di scarto. Purtroppo, però, il capitano aveva fatto i conti senza gli osti, cioè l'arbitro della partita e Alfonso, organizzatore del torneo nonché giocatore del Luciano Team (e forse un po' imbroglione): infatti il risultato "ufficiale" è diverso dal 13:8 (hanno di certo stato sottratto qualche gol alla New Team!), per cui questa sera il Luciano Team va battuto almeno con un vantaggio di 3 reti per passare ai quarti.
Ma non sarà certo la puzza dell'imbroglio a rovinare l'avventura della New
Team: i ragazzi affrontano il campo con grinta e determinazione. Purtroppo,
però, devono fare i conti con qualche avversario davvero forte col pallone, e
vanno sotto per 0:2. Il
solito Eugenio tiene però aperta la
partita segnando il gol dell'1:2, mentre Carmine Price si tramuta
piovra per salvaguardare la sua rete. Tuttavia, a un certo punto nulla potrà su
un tiro avversario deviato (impercettibilmente quanto decisivamente) dallo
sfortunato Bruce: questi, sino a quel momento del torneo, non aveva
ancora annoverato il suo nome tra i marcatori, ma ora dà il suo involontario
contributo allo score con un'autorete! 1:3. Inoltre, come se non
bastasse, interviene quel tipico fenomeno di smarrimento e scompiglio della
squadra che, immancabile, fa subire ai ragazzi altre 3 reti in pochi minuti! La
prima frazione è un disastro e si chiude sull'1:6.
Ma, nella ripresa, i nostri sfoderano la loro migliore prestazione, a
testimonianza di un continuo crescendo collettivo iniziato contro Le Mimose e
che ora sta per culminare con un secondo tempo eccezionale!
Il primo goal è
un'azione corale da manuale della fantascienza: Carmine Price controlla
un tiro dalla distanza dandogli uno schiaffo sprezzante, senza guantone, che fa
scoppiare in lacrime l'avversario che aveva osato tirare; il pallone è destinato
a Sabatino Harper, ben appostato sulla destra in fase difensiva, che al
volo consegna con l'esterno destro una sfera liftata a Raffaele Hutton
sulla sinistra, il quale effettua uno stop a seguire con la spalla, per
involarsi nella sua tipica discesa a rete, incontrastabile: quando arriva sul
fondo tutti sono certi che sta per segnare, ma con un gesto dell'ombrello svela
che il suo era solo un numero d'illusionismo grazie al quale Daniele
Callaghan si era già smarcato da tempo sulla destra ed ora ha appena
compiuto il 50° palleggio, in barba a tutti gli avversari che, arroventati
dall'ira, gli si scagliano contro: Daniele li punisce infilando sotto le loro
gambe, con un sol tocco di pallone, un tunnel quadruplo; la sfera, chiaramente
oggetto di un sortilegio, giunge naturalmente all'indemoniato Eugenio Lenders
che, dopo essersi irritato il naso con una corona di peperoncino di Tropea, con
uno starnuto a 300 km/h fa schiantare la palla in rete, dove il portiere
avversario stava già sventolando una bandiera bianca in segno di resa: siamo sul
2:6.
Ma Luciano Diamond fa il "quarto" perché dalla panchina non ha potuto
partecipare alla festa. Allora Bruce gli cede il posto in campo affinché la New
Team possa fare
un altro goal ancora più bello: infatti, con le competenze economiche di Luciano
la partita diventa IVA e la New Team vale il 20% in più! Inoltre, per correttezza,
i compagni fanno partecipare anche un
capello grigio e un pelo di ascella lasciati sul campo da
Guglielmo Ross e Francesco Becker nelle partite precedenti, per il
3:6! L'entusiasmo è in preda alla New Team, che ormai fa palese mostra di
gran gioco, spirito di gruppo e agonismo: le occasioni in favore dei nostri
ragazzi si susseguono e sono sempre i soliti Hutton e Lenders a
concretizzarle; quest'ultimo, però, è anche un po' sciupone allorché fallisce un
paio di appoggi facili in porta. (Infatti, a scuola calcio, Eugenio saltò la
lezione dal titolo "la potenza è nulla senza controllo" e quindi ha il vizio di
esorbitare in potenza.) Però può riscattarsi quando viene steso in area e
l'arbitro gli concede il calcio di rigore! Prende la rincorsa dall'area
di Carmine e, quando il suo piede raggiunge il dischetto, il pallone si dissolve
dal campo per ricomparire istantaneamente in fondo al sacco: 4:6.
Ma proprio quando la New Team e la favola della rimonta sembrano inarrestabili, un'incredibile sfortuna rovina la festa: in pochi minuti, su due calci d'angolo in favore degli avversari, prima Raffaele e poi Daniele vengono colpiti a tradimento dalla sfera, mettendo nel proprio sacco due autogol che, sommati a quello di Sabatino nel primo tempo, fanno una sfiga senza precedenti. La New Team non si abbatte tuttavia: continua a macinare gioco e a compiere buone azioni, come quella che si conclude con un tiro di Bruce di straordinaria potenza destinato nel sette, dove però il pallone colpisce un uccello! Anzi, no: si tratta del portiere avversario, che inizia a prodursi in una serie di parate la cui visione è sconsigliata a un pubblico di persone sensibili, e contro cui poco possono anche gli stessi Eugenio e Raffaele. Così, l'ottimo secondo tempo della New Team si chiude con un parziale di 5:3 che, sommato al primo tempo-disfatta, totalizza l'amara sconfitta per 6:9.
Una vittoria con 3 gol di scarto serviva, e una vittoria con 3 gol di scarto
in effetti è giunta, ma in favore degli avversari: così, l'avventura della New Team si conclude già al girone di
qualificazione. I ragazzi si sono valorosamente distinti per la gran voglia di giocare
prima, e per la crescente amalgama di squadra poi: questi semplici
ma fondamentali ingredienti hanno dato vita a sfide epiche, caratterizzate da grande
affiatamento e agonismo, e arricchite da azioni fantastiche. (Ci
mancavano solo i flash-back dei calciatori, il campo costruito in cima a una
collina e Patty a fare il tifo.) Ai magnifici otto restano comunque il petto
gonfio di fiero divertimento, e il carniere pieno degli splendidi goal
realizzati; adesso smettono il magnifico completino che li ha uniti e, a testa
alta, salutano i giochi.
| < Prec. | Succ. > |
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Ehi tu porco, levale le mani di dosso