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Ci conoscemmo appena presi la patente, il 13 Ottobre 2000... quando prendesti il posto della ruggente (ma oramai da pensionare...) Giulietta 1.8 “di famiglia”. La mia prima macchina: l'Opel Astra! Station wagon, blu scura, 1.7 Tds, nata nell'anno 1997, a quel tempo con 147.000 km alle spalle. Sì, a voi che l'avete sempre reputata nera perché sempre un po' sporca, l'Opel Astra è sempre stata blu scura! Dopo pochi giorni di amicizia, già una prima bottarella, per rompere il ghiaccio (ma solo quello, almeno per ora): nella manovra di accostamento al lato sinistro della strada, non ebbi la cura di guardare nello specchietto una golf (primissimo modello) che proprio in quel momento si accingeva a superarmi, da semifermo che ero, e presi di striscio la sua fiancata destra col mio paraurti anteriore sinistro... a noi il danno fu irrisorio, all' “avversario” appena lieve, e con 150.000 £ (ah, c'erano ancora le lire) il danno gli fu riparato, senza ricorrere alle assicurazioni!! Ma i primi tempi ancora dovevano finire, e con essi quelle piccole imprecisioni nelle manovre, che in concomitanza alle piogge di quella nostra prima stagione invernale, diedero luogo due volte a dei graffi nella parte posteriore destra della carrozzeria, proprio al di sopra della ruota: una prima volta, quando durante una retromarcia in un nubifragio mi accostai troppo ad una Fiat Uno bianca, parcheggiata per fatti suoi, scambiando un po' delle nostre vernici (me ne andai via... pioveva troppo per fermarsi a farsi degli scrupoli per un dannetto risolvibile con uno sputo di pasta abrasiva); e una seconda volta, quando (sempre in retromarcia!) prelevai un altro po' di vernice, questa volta arancione, dal montante di un cancello tutto aperto ma ancora troppo stretto per i miei giovani senso della misura e colpo d'occhio al volante. Ma, come si dice, ciò che non ti uccide ti rafforza, e queste esperienze forgiarono (penso) il mio modo di guidare, la mia attuale abilità, il mio inconfondibile “stile”, soprattutto nel traffico. La più semplice “figura da traffico” la prelevai dall'esempio paterno: sorpassare a destra tutte le macchine incolonnate all'incrocio e svoltare a sinistra, talvolta in modo il più strafottente possibile, a volte attraversando l'incrocio in simbiosi con l'ultima macchina, con la quale passavamo insieme, velocizzando il nostro stesso fluire nel traffico e paradossalmente accelerando anche quello delle altre vetture ancora incolonnate. Una variante di questa figura (o se vogliamo un'esaltazione, un'estremizzazione della stessa) l'abbiamo applicata più e più volte ai parcheggi del Jolly Hotel di Salerno: qui tutte le auto erano in coda sulla destra, mentre le sfilavamo alla loro sinistra, svoltando tranquillamente a destra e tagliando poi in due il serpente di auto per passare dall'altra parte, realizzando degli splendidi incroci di traiettoria (grazie soprattutto alla tua grandiosa sterzata), talvolta anche grazie alla presenza di provvidenziali pedoni, che parandosi dinanzi all'auto incolonnata che ci accingevamo imminentemente a sorpassare tagliandole la traiettoria, la bloccavano mentre noi le passavamo dinanzi, soffiandole il posto nella coda o andando ancora oltre, per non accontentarsi, per cercare nuove avventure, ingaggiare formidabili duelli, infilare impensabili spiragli. Ma sempre nel rispetto delle carrozzerie: mai un danno si provocò per una di queste manovre. Il “pezzo” più grande, però, lo sfoggiai un centinaio di metri più indietro di questi stessi parcheggi: presso la mini-rotatoria (dinanzi all'ingresso del porto) dalla quale si va verso il Jolly Hotel, una gradassa signora, sfoggiante un fiammante fuoristrada, voleva opporsi al mio taglio di rotatoria, ingaggiando la mia fiancata, sfidando il mio (a quel punto micrometrico) senso della misura, accostando, dall'alto della sua postazione di guida, il suo musone nei pressi della mio lato anteriore destro. E sull'ispirazione de “La compagnia dell'anello” (all'epoca recentemente ri-visto), inveii a quella incauta pilotessa, incrementando ancora l'accostamento delle nostre carrozzerie, giungendo al limite delle sue tolleranze; e quando vidi di averla ridotta all'impotenza, di averla incastrata nella sua svantaggiosa posizione, prima di andarmene aggiudicandomi quella tenzone, la beffeggiai, pronunciando le stesse formidabili parole dette da Gandalf il Grigio all'abominevole Balrog: “TU... NON PUOI... PASSARE!”. Il “pezzo più grande, a dirla tutta, fu un'opera incompiuta. Incompiuta... perché? Un po' per il timore di innescare una rivolta popolare che avrebbe indotto l'intera popolazione di automobilisti e passeggeri a scendere dalle vetture per ribaltarci, e un po' per un maledettissimo senso della decenza e del “non strafare” che a volte fa capolino e ti viene a turbare le azioni più belle, i numeri più strabilianti, attenuandoli, vanificandoli del tutto. Quella volta avevamo, come di consueto, già sopravanzato alla loro sinistra le macchine in coda per l'area I al consueto parcheggio, ma per sfortuna eravamo giunti alla fine di tutta la fila senza ancora avevo trovato lo spiraglio giusto per infilarci; non ci si era presentato l'attimo da cogliere per prendere posizione verso l'ingresso del parcheggio. Ma l'attimo fuggente stava presentandosi, inaspettatamente, proprio presso la sbarra. Il nostro spigolo anteriore sinistro era oramai troppo vicino alla colonna sinistra dell'ingresso, e nemmeno con quella formidabile sterzata ci si sarebbe potuti entrare; notando questa posizione svantaggiosa, l'ultimo automobilista che avevamo ora affiancato nel lungo sfilar d'auto ci offrì lo spazio per farci uscire da quella posizione di stallo. Ed ecco balenarmi l'idea vincente: fingere di voltare verso destra ci avrebbe anteposti al primo della fila, e seppur trovandoci con il bagagliaio rivolto verso la sbarra, verso l'agognato ingresso, saremmo potuti entrare agevolmente a retromarcia!! Con la semplice variante che il biglietto avrebbe dovuto prelevarlo il passeggero posteriore, dacché in quella posizione inedita il volante veniva a trovarsi dal lato opposto dal pulsante che schiudeva la traversa. Ma non me la sentii... carezzai con due dita la siringa sulla leva del cambio per mettere la retromarcia... ma non toccai la frizione, lasciai la prima innestata e me ne andai verso l'area II. E rimpiangerò per sempre quell'azione mancata. L'attimo fuggente... fuggì... se fossi stata animata quanto il famoso Herbie, probabilmente avresti preso tu iniziativa e sopperito a quella briciola di coraggio in più che distingue il “buono” dal “fuoriclasse”. Ma non facevamo mica solo queste incredibili infrazioni al codice della strada, no! Eri anche un modo unico di vivere la serata, di stravolgere i momenti di noia affrontando vorticose e molteplici rotatorie dai più disparati diametri, mettendo a dura prova i tuoi braccetti nelle mini-rotatorie o partendo un po' di culo in quelle maxi... o addirittura con la memorabile esibizione nella nuovissima, ancora deserta, rotatoria di Roccapiemonte quando, nottetempo, ci figurammo in quattro diversi tipi di rotazioni: all'italiana (antioraria), all'italiana ma contromano in retromarcia (oraria), all'inglese (oraria), e per finire all'inglese ma contromano in retromarcia (antioraria), con le lacrime del riso e dell'incredulità che scendevano dagli occhi dei nostri compagni che occupavano i sedili! E come tralasciare, poi, il passatempo più strambo: quello delle lotte sullo spazioso sedile posteriore, che talvolta traboccante di violenza faceva esondare i lottatori nell'immenso (e sempre sporco) bagagliaio posteriore? Lotte di colli taurini, capate nel tetto, schiene piegate, spezzate, “morsi di ciuccio”, “ciccio”... uno contro uno, di rado anche a tre; il tutto ovviamente mentre tu, con qualcuno di noi al volante, ci portavi scorrazzando per le strade nelle ore tarde e buie, accentuando ad ogni curva la forza centrifuga e mettendo a dura prova le abilità dei lottatori ed i meccanismi di chiusura degli sportelli posteriori. E una volta finita la serata, ci esibivamo sempre in quella manovra sotto il ponte dell'autostrada, dove con la tua straordinaria sterzata tu eri l'unica auto in grado di roteare quasi su te stessa, compiendo un 360 gradi che, una volta impostato bene grazie al nostro feeling, poteva essere ripetuto all'infinito, e anche a retromarcia! Ma di certo non posso dimenticare il primo scherzo che mi combinasti, davvero di cattivo gusto: dopo un sorpasso tranquillissimo a una macchina (eravamo da S. Eustacchio verso “ 'a Chiazza”), nel rientrare verso destra sfioro appena il freno per rallentare un pochino e... non mi parti col culo verso sinistra? Appena lievemente, ma al mio primo controsterzo della vita e della manovra come ti saltò in mente di innescare un effetto pendolo? Dopo essere andata con l'ingombrante cofano verso sinistra, l'oscillasti a destra, e poi ancora a sinistra... fortunatamente intuii che l'unico modo sicuro per interrompere quel tuo provocante sculettamento era fare un testacoda col freno a mano, sfruttando come spazio per quella indesiderata evoluzione l'imbocco della strada che qualche anno dopo bypasserà Piazza del Galdo ed i suoi semafori. E nel 180 gradi finale, toccasti col muso a terra a causa della strada in lieve salita... spero che ti sia servito da lezione! Ma non credo... un altro scherzetto me lo tirasti quando andammo al mare. Dopo una levataccia per trovarti posto gratis sulla strada alle 7.30 del mattino, appena ti parcheggiai nella piazzola, ingranai la prima per poi spegnerti, ma tu ti spegnesti prima che io girassi la chiave nel quadro, come se avessi alzato la frizione con la marcia inserita (fortuna che avevo già tirato il freno a mano). Già in quel momento intuii qualcosa, e dopo la mattinata di mare, all'accensione ebbi conferma che qualcosa non andava: la frizione! Era come non avere affatto quel pedale, anche a premerlo non si parzializzava il gas, le marce non entravano; e come cavolo facciamo adesso a tornare a casa da Erchie? Con la seconda, ecco come! Salimmo tutti in macchina, aspettai il momento propizio della strada libera e ti misi in moto con la seconda innestata già da prima di girare la chiave nel quadro... per fortuna ti avevo parcheggiata col muso in avanti, ed il poderoso motorino dell'avviamento ti condusse alla giusta velocità di crociera della seconda marcia. Con una buona dose di abilità tenevo la giusta distanza dalle auto che ci precedevano, in modo da rallentare ma evitando sempre e comunque di fermarci. E ci riuscii persino nello stretto di Cetara! Peccato che una vecchietta stava per immolarsi incautamente sotto le tue ruote, e allora dovetti farti “morire sotto” per non far “morire sotto” di te la vecchietta. Il motorino di avviamento ti accese nuovamente con la seconda, anche in salita; con abilità ancora maggiore affrontai, in brevissima sequenza e sempre in seconda, l'incrocio di Vietri, la salita ed il successivo incrocio dove svoltando a sinistra ci indirizzammo verso Cava! Ma giunti quasi presso l'ospedale il traffico era stagnante, e dovetti rassegnarmi ad abbandonarti lì, anche grazie alla tariffa di un provvidenziale carroattrezzi che passava proprio di lì proprio in quel momento, ma che cercò inizialmente proprio 150 euro, e contrattando non scese sotto i 50. Allora ci facemmo venire a prendere, e tornammo a prenderti il pomeriggio, quando il traffico ci permise di portarti a casa senza cambiare marcia, sempre in seconda, senza parzializzare il gas... perchè ti si era rotto il laccio della frizione. Nel 2004, il nostro primo grande viaggio: la Croazia. Col cofano stracarico e i fari che guardavano un po' troppo all'insù, Salerno - Ancona per salire sul traghetto alla volta di Split, da dove ci portammo a Brela, appena 50 km più a sud. Ed i chilometri in quella terra straniera furono davvero parecchi da infilare l'uno dietro l'altro. Ma tu li infilasti. Certo, non senza qualche intoppo: negli appena 14 km di Bosnia che separavano la Croazia nord dalla Croazia Sud con la sua Dubrovnik, nostra meta, comparve in fondo a un rettilineo l'agitarsi di una paletta luminosa, alla quale era attaccato il braccio di un poliziotto. Che mi fece notare che il limite era di 40, mentre noi ce ne andavamo bellamente sugli 80. Precisamente 78, come segnava l'autovelox. Ma quei due poliziotti non erano incorruttibili: anzi si corruppero da soli, proponendomi loro stessi un forfetario 25 euro “sottobanco”... non ti sarai mica offesa se accettai? La mia fu semplice e cortese educazione da ospite in terra straniera! Ma forse sì, ti offendesti... perché al nostro ritorno, dopo circa 500 km in 2 giorni, Brela – Dubrovnik e ritorno, proprio ad un tiro di schioppo dalla nostra ridente cittadina di villeggiatura ti spegnesti. In terra straniera, dove pochi conoscevano l'inglese, ci appiedasti. Accostammo, ti rimettemmo in moto a spinta, dopo un po' di peripezie e ipotesi di serbatoio vuoto approdammo ad un meccanico (che culo, proprio dove avevamo casa) che diagnosticò il male nel tuo alternatore... e sentenziò 200 euro di parcella. Quella fu la nostra prima litigata.... anche se poi sul grande raccordo anulare, di ritorno a casa, la velocità di percorrenza testimoniava che il nostro feeling non era stato per niente intaccato! Nonostante ciò, ti arrecai ancora dei dispiaceri, evitabilissimi da parte mia. Tutti nei pressi di Fisciano. Il primo di questi fu quando finita la lezione, ancora prima di salire a bordo, con una telefonata appresi di mancare un incontro. Cambiando la mia strada. E senza accorgermene, persi il controllo di me. Lo persi appena un po', ma quel tanto che basta a farti ingaggiare una stupida sfida con un Bravo verde, e tentare un sorpasso in una curva a destra (pericoloso ma neanche tanto improbabile) nella strada “viva” (perché mutevole e quasi dotata di una coscienza propria); e nel mettere le ruote sulla mano avversaria, quelle posteriori partirono via sulla breccia scesa dalla montagna a manca. Partirono verso sinistra producendo un inizio di testa-coda che controsterzando evitai solo in parte, perché tu procedesti la tua traiettoria nella direzione della strada. Solo che le ruote che avanzavano appaiate non erano le due anteriori, no! Furono le due sinistre a battere la strada in quei 10 metri di slittamento trasversale, fino a che la distanza dal muro di fronte a me si ridusse, ma con dolcezza: toccammo appena quel duro cemento col muso. Ma lo slittamento laterale proseguì ancora per un altro metro circa, e con la testa d'avanti poggiata contro il muro ed il cofano di dietro che si muoveva ancora verso sinistra, fu il tuo telaio ad avere la peggio, deformandosi nella parte anteriore. Scesi dall'auto, io incolume, raccolsi il tuo paraurti ormai staccatosi, lo misi nel tuo stesso cofano, e tu fosti come un ferito di guerra che si porta dietro il suo stesso arto amputato. E volgemmo le ruote verso casa. Fu in quel giorno che capii che “controllo della vettura” significa prima “controllo dei propri nervi”. Beh, certo, questo lo capii davvero... ma la distrazione è pur sempre in agguato! Soprattutto quando sei semifermo e sicuro che non possa succedere niente, succede che nel parcheggio dell'università semivuoto, quindi senza alcuna pressione per la caccia a un posto macchina, svoltai a destra senza mettere la freccia e senza guardare nello specchietto... roba che faccio una volta su cento, forse su mille, e... sorpresa!! Una Fiat Uno bianca, quasi a vendicarsi del mio primissimo “episodio”, provenendo da dietro ci tocca all'anteriore nella fiancata destra, con danni da ridere, che pagai giustamente con appena 50 euro (onestissimo il tipo con cui ebbi questa piccola disavventura!) Soprattutto, quando arrivi all'incrocio dall'uscita autostradale per andare ancora in quel di Fisciano, e sei convinto che l'auto dinanzi a te sia già andata via per la sua strada... ma scopri di sbagliarti quando capisci come è facile demolire il parafango di una Smart semplicemente appoggiandotici da dietro con la tua Opel Astra che cammina a passo d'uomo! E anche questa volta senza lettera, ma con altri 150 euro... e alcun graffio per te. Ma questi sgarri me li facesti pagare una mattina. Era un periodo in cui avevi un difetto: per cause sconosciute, il tuo serbatoio si era deformato (forse troppo sacchette ‘e gement caricate nel cofano da papà?) e quando avevi ancora ben più che la riserva, non “pescavi” più gasolio e ti spegnevi. Già una volta mi appiedasti a due passi da casa, e lì l'inconveniente fu lieve. Ma quella mattina mi trovai in ritardo, e pur sapendo di rischiare, decisi di andare a Fisciano senza rabboccare nafta. Capii di aver sbagliato quando mi desti il primo sintomo negativo sull'autostrada: sui 120 in quinta il tuo motore iniziò a scendere di regime, poco a poco. Sapevo cosa fare: dovevo tenerti su di giri, costringendoti a tirare, come un cocainomane, quel dannato carburante su dal dannatissimo serbatoio! E allora scalai in quarta a 110, 4000 giri al minuto... 3500.... 3000... a 80 km/h fui costretto a inserire la terza... sapevo di farcela, in autostrada... il problema era affrontare l'incrocio... come fare a fermare la macchina e contemporaneamente accelerare? Frenando col freno a mano e usando frizione e acceleratore, no? Per i primi metri di traffico funzionò, ma proprio quando stavo per sbucare via e conquistare la vicinissima pompa di benzina... ti spegnesti. Andai alla pompa a piedi, mi feci mettere nafta in una bottiglia da due litri, mi feci prestare un imbuto dal vicino meccanico (che si prese la patente come cauzione!), versai il carburante non senza difficoltà, misi in moto con la prima ingranata, senza toccare frizione ma con l'acceleratore a stimolare il tuo risveglio assieme al motorino di avviamento... questa era la ricetta per svegliarti da quel torpore, l'altra volta aveva funzionato... un tentativo, due tentativi... sempre con la massima attenzione alle auto che provenivano dall'uscita dell'autostrada, tre tentativi, quattr... PARTE!!! Via di prima e motore a 3000 giri per la gioia della frizione! Ma dopo 50 m ti rispegni, nel mezzo di via Ponte Don Melillo, di fronte all'ingresso della pompa di benzina. Ripeto il trucchetto, chiave girata nel quadro, motorino di avviamento volenteroso, prima marcia dentro, gas... dopo un paio di tentativi parti, entriamo nel distributore... ma incredibile, a cinque metri dalla postazione di rifornimento ti spegni ancora!!! E via di spinta, aiutato dal garzone sulla pesante salita della rampa che ti porta ai 20 euro della resurrezione... spero! Ma coi tuoi condotti prosciugati, ora come facciamo a partire col solito trucchetto, se davanti a noi c'è un'altra auto che fa rifornimento e ostruisce lo spazio per la strana manovra di avviamento? Semplice: la facciamo in retromarcia!!! E al terzo tentativo il trucco funziona anche all'indietro! Ma non si sa mai, ti tengo su di regime e ti porto, in moto, dallo stesso meccanico... alzo con speranza il piede dall'acceleratore e... resti in moto. Scendo, mi riprendo la patente, gli ridò quel cavolo di imbuto, ce ne andiamo. Che scherzo... che mattinata! Un'altra vacanza che abbiamo vissuto assieme, è stata quella di Scalea, nel 2005. Certo, molti meno chilometri, una settimana anziché due... ma sulla strada per Sibari, affrontando le salite per valicare la Sila, quando la tua acqua segnava sempre uno stato più che febbrile, costantemente sopra i cento gradi, ho temuto seriamente di non riuscire a conquistare la discesa dall'altra parte! E idem al ritorno! Ma a parte questa piccolezza, in quei sette giorni ti sei comportata davvero bene! Ci sono stati, infine, degli incidenti che davvero non sono stati colpa nostra. Era il 4 Dicembre 2004, e la serata si era presentata strana sin dall'inizio: al bowling avevo inspiegabilmente (e inavvertitamente) iniziato a perdere sangue dal mignolo sinistro della mano, imbrattando la camicia bianca di un mio compagno mentre questi giocava a calcetto balilla alla mia sinistra. Al momento di andarcene, avevo smarrito la tua chiave! Dopo una breve ricerca la potei recuperare alla cassa, dove qualche anima pia l'aveva portata. Partimmo dal bowling, svoltammo a sinistra verso Fisciano, e poi dopo cento metri a destra verso il “Macchione”. La freccia l'avevo inserita. La freccia a destra, proprio quella, l'avevo inserita, in tempo utile per segnalare la svolta, mica “ ‘ngann ‘ngann”. Ma un genio con un'Audi TT aveva già deciso di sorpassarmi a destra su quell'incrocio, e mentre si accingeva a fare ciò (io non l'avevo proprio visto sbucare dal nulla dietro di noi... chissà a quanto andava) io mi accingevo a fare la mia svolta... e quell'idiota ti prese nella fiancata destra, presso lo sportello posteriore. Nessuna conseguenza per piloti e passeggeri; certo, i danni per te furono irrisori... nemmeno ti aggiustammo! Invece il tizio con l'Audi ammaccò la “sua auto” sulla parte anteriore sinistra con la quale ti toccò, e in più riportò danni anche allo spigolo anteriore destro dove urtò col muro, e allo sportello destro dove toccò il palo di un segnale stradale. ‘Afammocc! Ed infine, l'ultimo grande danno, anche questa volta affatto per colpa nostra. Arrivammo all'incrocio dell' “Incontro” a Rocca, ci fermammo al nostro stop; una vettura che aveva la precedenza su di noi transitò, eppoi noi partimmo. Fu in una frazione di secondo che vidi un giuovine a bordo di una massiccia e nuovissima “Fiat Tipo chiara”, mi sembra, guidare con il volante tra le mani, la testa altrove e lo sguardo rivolto con la massima attenzione verso l' “Incontro”, bar dove probabilmente riteneva di poter scorgere qualche suo conoscente, magari per salutarlo. Lo vidi provenire dalla mia destra, vidi il suo stop, vidi che lui guardava imperterrito verso l' “Incontro”, e non mi vide fino al momento della collisione; fosti unicamente tu a frenare la sua macchina, quello il pedale del freno non lo sfiorò nemmeno: certo, andava appena sui 40 all'ora, ma quell'ammasso di auto con tanto di idiota ci speronò proprio nella ruota anteriore destra, spostando tutto il nostro muso di traverso per un buon metro, giusto lo spazio per dissipare tutta la sua energia cinetica per mezzo della distruzione di mezza macchina. Che stronzo! Ora, non ci frequentiamo più. Da oltre un anno, oramai. Ho comprato un'altra macchina, un'altra Alfa, sul finire di Ottobre 2006. Ci siamo trovati dopo un'Alfa, e ci separiamo per un'altra. Ma tu continui la tua dura vita, tra cantieri e carichi di ogni genere, nel cofano, sul portabagagli... E continui anche a prendere botte... con la differenza che non ho più io l'esclusiva dei danni che subisci... dai più piccoli di tutti i giorni, al recente, massiccio incidente che ti ha ridotto, per la terza volta da quando sei con noi, a un mezzo rottame: a quell'impatto col pullman di faccia, sull'asfalto bagnato e cosparso d'olio perso da un qualche camion, le saldature delle tue vecchie fratture sono saltate facilmente... e stranamente non c'ero io, al tuo volante! Ma dopo una settimana “in cura”, sei tornata ancora in strada... con quasi 280.000 chilometri alle spalle ancora non ti arrendi! Hai anche un serbatoio nuovo, che non ci appieda più; hai uno stereo CD (ereditato dalla Serie 5 del '91, ora allo “scasso”); hai specchietti retrovisori nuovi (siamo al terzo o quarto paio, mi pare!), visto che quelli di prima al solo guardarli cadevano al suolo. Io ti prendo raramente ormai... ma quando mi capita, riscopro sempre il piacere di dover spremere un'auto per farla camminare un po', riconosco le immense superfici vetrate dalle quali si vede tutto ciò che ci circonda, guardo al tuo immenso bagagliaio pieno di ricordi (e col solito “sicchij r'e fierr”), e apprezzo soprattutto la straordinaria sterzata che ci ha reso protagonisti di tanti incroci, che ci ha fatto descrivere tante rotatorie, che ci ha consentito tanti “buoneggi” agli automobilisti più lenti ed impediti ... quella sterzata che ha... infuso quel “buono” che è in me! Leggi anche la Parte II 
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