|
Alcuni miei amici, che hanno letto delle nostre avventure, mi hanno fatto notare che ho scordato alcuni episodi che mi hanno visto protagonista al tuo volante. Qualche altro episodio invece mi è ritornato in mente da sé, sulla scia delle memorie già scritte in quella prima, lunghissima parte. Quindi ecco questa sorta di "pezza", a completamento del Tributo all'Opel Astra. (Ri-)cominciamo da un azione vissuta solo da me e te, nei primissimi tempi assieme, allorquando ci apprestavamo a fare la classica inversione a 180° sotto il ponte dell'autostrada, per tornare indietro dopo essere stato da un amico che abita da quelle parti. Solo che quel bel pomeriggio di sole era troppo invitante per non trovare gli abitudinari anziani autoctoni intenti al giuoco delle bocce proprio nello spazio che noi utilizzavamo per descrivere quel semicerchio con le tue ruote, e allora dovetti cercare una manovra alternativa: poco prima dell'inedito "campo da bocce", vi era una traversa sulla destra, in cui io pensai bene di infilare solo il muso per poi uscirne a retromarcia, effettuando così l'inversione. Ma caricando tutta la tua sterzata verso sinistra, dopo manco una spanna di retromarcia accadde l'imprevedibile: l'anteriore destra si affossò in un canale, fiancheggiante quella traversa ma occultato dall'erba, e con la ruota opposta (la posteriore sinistra) che si sollevò per mancanza di contrappeso, di fatto restasti a terra solo con le altre due gomme; e non avendo il differenziale autobloccante, l'unica ruota motrice che ancora godeva di un appoggio non poté tirarci fuori da quella situazione di bilico. Ma per fortuna, proprio a 5 metri da lì, un uomo intento a fare dei lavori agricoli con la sua pala meccanica mi vide in difficoltà e offrì generosamente il suo aiuto, e adoperando una fune per agganciarti a quel possente mezzo da lavoro ti fece completare con le maniere forti quella retromarcia interrottasi in quel canale, autentica trappola occultata! Ma non capisco come ho potuto non ricordare una giornata di poco posteriore al 22 Febbraio 2001, data in cui, al mio terzo esame, ottenni il primo voto alto (un 29) della mia, allora agli albori, carriera universitaria. L'indomani di questa data (o al più un paio di giorni dopo), andammo a prelevare due amici (dell'appena compiuto Liceo) per farci un giretto e festeggiare, approfittando anche della bella giornata. Partimmo subito alla volta di Cetara, ma ecco che nella Molina di Vietri il mio olfatto percepì del fumo di sigaretta. Nella mia macchina! Mi voltai indietro, e vidi l'amico energumeno fumare senza permesso, seppure col finestrino abbassato! Permesso che, anche a pregare, "nessuno" avrebbe mai e poi mai ottenuto! Per fortuna subito mi si presentò l'unica piazzola di sosta di tutta la strada che dall'ospedale di Cava porta a Vietri, e io mi ci buttai dentro, arrestai la macchina con una certa cazzimma e aspettammo pazientemente che la sigaretta si fosse consumata tra quelle dita da 3/4 di pollice; stavolta fuori dall'auto, si capisce. Dopo aver speso un po' di tempo a Cetara, stavamo tornando indietro per quella stessa strada, ma ecco che venni colto dall'idea della giornata: vedendo il cartello "Dupino Alessia" sulla destra con la relativa traversa che vi ci portava, pensai che prendendo di là saremmo usciti direttamente su via della Libertà a Nocera Superiore, bypassando del tutto Cava de' Tirreni; ma non per evitare del traffico che nemmeno c'era, ma per il semplice sfizio di percorrere una strada "diversa". Non l'avessi mai fatto. In tre a bordo, non trovammo la strada giusta e ci perdemmo, e passammo almeno un'ora e mezza a provare tutte le stradine dalle quali, una volta capito che di là non si andava da nessuna parte, tornavamo indietro facendo delle inversioni in spazi ridottissimi, larghi poco più della tua lunghezza di 4 metri e 15, a volte con fitte erbacce che mi facevano preoccupare su dove andassi a mettere le ruote. Quando il buio era tale da sembrare quasi sera, chiedemmo ad un autoctono quale fosse la nostra strada, e... sorpresa! Per indirizzarci a Nocera Superiore da quelle sperdute lande, occorreva prendere una strada per la quale eravamo già passati nel precedente pomeriggio, ma che non avevamo imboccato perchè una transenna con divieto d'accesso sembrava proibirlo! E invece, secondo le indicazioni dateci dall'aborigeno, quel segnale era stato messo lì allo "scopo" di evitare che le auto finissero in una buca particolarmente più grossa delle altre che maculavano quella tanto agognata strada! E noi per quel cartello di merda, messo da un qualche ignorante del cazzo, a momenti restavamo senza carburante dopo aver passato un'ora e mezza in quel labirinto montano quasi senza uscita. Una volta presa quella strada, il percorso sembrava adatto solo alle moto-cross, ma ci inerpicammo con grande agilità su stradine sterrate dalle buche profonde e dai dossi severi, a volte acuminati come vette di montagne rocciose... ...e finalmente uscimmo esattamente dove avevo pensato un paio d'ore prima! E allora ci fermammo presso la polleria dinanzi alla quale si era appena materializzata la nostra auto. Ma subito prima di scendere dall'auto, quell'energumeno che poche ore prima avevo maltrattato per aver violato il mio veto sul fumo, proprio lui e solo lui si accorse che l'auto stava avviandosi lentamente in avanti perchè avevo dimenticato di tirare il freno a mano... e quelle sue stesse dita da 3/4 di pollice si allungarono dal sedile posteriore, tirarono il freno a mano e ci evitarono di finire in culo all'auto posteggiata davanti! Ah, questa distrazione, che quando mi accompagna non me ne accorgo, chissà perchè. Come quella volta che eravamo a Vietri. Parcheggiammo e, una volta scesi tutti dall'auto, ti chiusi senza adoperare la chiave, inserendo bensì le sicure (centralizzate) presso il mio sportello, e chiudendo la portiera tenendo la maniglia esterna tirata, altrimenti le sicure si sarebbero disinserite automaticamente. Lo so, è tanto difficile da capire quanto lo è da spiegare senza farvi due palle... ma chi di voi ha un'Opel di quegli anni probabilmente sa come si aziona la chiusura dall'esterno senza chiave; non so, invece, se a qualcuno è mai capitato di chiudere l'auto con questo sistema, ma con le chiavi dimenticate nel quadro! Già, perchè è proprio questo che io feci quella sera a Vietri: il bagagliaio era già chiuso da prima e quindi l'unico modo di riguadagnare l'abitacolo, oltre a forzare la serratura della propria macchina o romperne un finestrino, era farsi portare la chiave di riserva... che quel sabato sera mi portò una persona... che però oggi qui non merita più nemmeno un'allusione. E se errare è umano e perseverare è diabolico... io fui davvero diabolico quando, qualche tempo dopo, ripetei lo stesso errore, questa volta dinanzi alla gelateria Jerry di Mercato San Severino... e anche quella sera l'unica soluzione fu di farmi portare la chiave di ricambio da... una persona... diversa dalla precedente di quel delle chiavi chiuse in auto a Vietri, ma tutt'oggi dal simile, scarso valore umano. Fatto sta che nelle successive vacanze, sia in Croazia nel 2004 che a Scalea nel 2005, io mi portai appresso anche la chiave di riserva, lasciandola ovviamente nella casa delle vacanze: qualora avessi chiuso ancora la chiave nell'abitacolo, riguadagnare l'appartamento sarebbe stato certamente più semplice che farci portare la chiave di riserva da casa! Un piccolo "numero" che eseguii solo una volta, fu quando dovevo salire al posto di guida, ma mi trovavo dall'altra parte della vettura; e allora, invece che girarti intorno, pensai bene di passarti da sopra al tetto, arrampicandomi agilmente sul tuo saldo portabagagli e saltando quindi dall'altra parte dove salii a bordo e conquistai così lo sterzo, sotto gli occhi attoniti dei miei due amici che erano con noi! Cosa accadde, poi, quando a Fisciano non trovai posto nel parcheggio e mi avventurai troppo "in profondità" nell'area con il breccio per terra! Dove anche qui non c'era un buco per posare l'auto, vidi una zona stranamente libera, e ci posai le 4 ruote. Molte ore più tardi, quando dovevamo andarcene da lì, le due motrici non facevano presa nella breccia troppo alta in quel punto (ecco perchè quel posto era libero!), e dovetti telefonare mio padre che venne a soccorrermi, portando con sé una fune e un'asse di legno... bastò infilare quest'ultima sotto una sola delle ruote motrici per toglierci da quella situazione di "nave sulle secche"! Un'omissione (o se vogliamo una involontaria bugia) che ho commesso nella prima parte di questo Tributo, è stata quella di vantare la mia esclusiva su tutti i danni arrecati a te, Opel Astra. L'esempio eclatante che non sono stato l'unico ad arrecarti danni fu dopo il mio primo grosso incidente, quella volta che dopo aver "perso il controllo" mi girai e ci ritrovammo, dopo mezzo testa coda, a tracciare sul muretto di cemento una linea col tuo paraurti che dovemmo poi raccogliere da terra. Ebbene, quando fosti aggiustata due o tre settimane più tardi, proprio la sera del giorno in cui Mastu Cesare aveva completato il suo lavoro di carrozziere su di te, mio fratello si accingeva a posarti nella (a quel tempo tua) rimessa. Nessuno sa come (e soprattutto mio fratello non lo sa!), ma a pochissime ore dalla riparazione il tuo cofano si ritrovò nuovamente deformato per una picchiata, a una pur bassissima velocità, nell'enorme vaso di terracotta, con tanto di terra e pianta all'interno, che ti fronteggiava quando ormai eri stata già messa al tuo posto nella rimessa! Beh, ovviamente ci sono stati anche dei danni molto più ordinari... ovvero le forature. La mia prima foratura, però, non fu tanto ordinaria: avvenne che sulla strada a senso unico da Castel San Giorgio verso Siano, ero diretto a una piacevole pomeridiana partita di pallone da Gigetto, e mi accingevo a sorpassare, in questa strada a senso unico con due corsie per senso di marcia, un'auto che procedeva a rilento sulla corsia destra. Ma... ecco l'imprevisto: proprio mentre la stavo affiancando, in pieno sorpasso, questa scartò verso sinistra per evitare un'altra vettura parcheggiata nella sua corsia... e ovviamente fece la manovra senza affatto guardare lo specchietto sinistro, in cui avrebbe visto me che, per non prendere la sportellata, mi strinsi il più a sinistra possibile, passando proprio laddove da terra sporgeva una pietra di tufo, incastrata a mo' di tappo nel vuoto di un tombino dal quale qualcuno aveva sottratto il coperchio. Ed in pratica si piegò il cerchio dell'anteriore sinistra, che si sgonfiò. Ovviamente l'autista orbo a sinistra che dello specchietto non aveva il senso della vista, di nulla si accorse, e se ne andò lentamente, svanendo per la sua strada. Ad ogni modo non mi persi d'animo, sostituii la ruota in meno di cinque minuti e arrivai al campo in consueto, direi "perfetto" ritardo! Un'altra foratura fu invece normalmente ordinaria, tranne per il fatto che nel cambiare la gomma mi incartai più di qualche volta, tipo tentando di svitare i dadi con la chiave dopo aver alzato l'auto sul crick invece che prima, e in pratica impiegai mezz'ora per fare un'operazione che l'altra volta avevo concluso in cinque minuti... Da non tralasciare lo "scherzo" che il non compianto gruppo di Materdomini mi fece sgonfiandomi una gomma sulla piazzetta, con l'auto parcheggiata da una parte ed io a parlare da un'altra, distratto da quella pseudo-compagnia che altro non mi provocò che la sudata di un cambio di gomma in un'afosa serata d'estate. Ma il tuo danno caratteristico, ricorrente, era la caduta degli specchietti retrovisori. Cavolo, un'auto così prestante, divertente, spaziosa eccetera, come può avere un difetto idiota come quello degli specchietti che non si richiudono su sé stessi in seguito ad un urto, per evitare la rottura come invece persino quelli delle Fiat fanno? No, i tuoi specchietti sono sempre stati troppo orgogliosi per piegarsi agli schiaffi che ricevevano nello stretto traffico o mentre eri innocentemente in sosta... ma a lungo andare tutte quelle punture nell'orgoglio li indebolivano, al punto che una volta bastò letteralmente il vento a portartene via uno. Mi trovavo sul raccordo autostradale che da Fisciano immette sulla Caserta Salerno, per l'esattezza stavo percorrendo il curvone sui 100 km/h. Mentre che eravamo appunto in curva a destra, il retrovisore sinistro non riceveva troppo vento diretto perchè protetto dal parabrezza, ma... appena il curvone terminò e l'auto allineò la sua traiettoria, quell'improvvisa ventata a oltre cento all'ora sullo specchietto fu troppo... e ciò che si era sinora rifiutato di piegarsi, si spezzò: lo specchietto si staccò, con un capitombolo in autostrada, dove ovviamente non mi sognai nemmeno lontanamente di andarlo a recuperare. Infine, c'è da ricordare la nostra ultima serata insieme. Era probabilmente lunedì 30 ottobre 2006. Il venerdì o il sabato precedente avevo "finalmente" scelto l'auto nuova, la 147, e sapevamo che questa era l'ultima sera che uscivamo insieme. Andammo al Grunge, con la solita compagnia dei Quattro Moschettieri, e mentre offrivo doverosamente ai miei amici, senza far capire niente ad Athos mi accordai con D'Artagnan affinché lui mi chiedesse di guidare l'auto per il ritorno, e con Porthos che doveva soffiarmi, con la mia complicità, pure il posto anteriore da navigatore. E così fu: quando uscimmo dal pub mi ritrovai, apparentemente costretto, a sedere sul sedile posteriore con Athos. Lo scopo di questa piccola messinscena così ben riuscita fu quello di... un'ultima lotta durante l'ultima traversata notturna dei Moschettieri e dell'Opel Astra. L'ultimo giro fu proprio come tanti altri che avevamo fatto sino ad allora... e chissà se sarà stato davvero quello l'ultimo, o se vivremo mai un nuovo giorno, una nuova sera, una nuova avventura; a due passi o centinaia di chilometri da casa non importa: è stato e sarà comunque un grande spasso! Leggi anche la Parte I
|