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31 Maggio 2008. La serata per me inizia alle 21:15, quando fuggo dal battesimo della figlia di mia cugina dove sono arrivato appena 1/4 d'ora prima, pur sapendo di avere appuntamento con gli altri alle 21:30... non ho nemmeno visto l'antipasto...! Così Dupino Alessia - Roccapiemonte in 25 minuti, e con soli 10' di ritardo sono sotto casa di Alfredo: lo telefono, e l'energumeno non mi viene a dire "vai a prendere prima Alessandra, ci vediamo sotto casa di Anna [a Mercato San Severino] perchè ho fatto tardi"?!? Ed io che, per limitare il mio ritardo, ho sfiorato un incidente a Nocera Superiore!!! Vado a prendere Alessandra, andiamo sotto casa di Anna, dove lei ed Alfredo ci raggiungono e salgono in macchina: abbiamo appuntamento con Enrico verso le 22:00 all'ingresso dell'autostrada. Ci telefona Enrico: lui e Birillo stavano quasi per raggiungerci ma si è accorto che aveva dimenticato i biglietti del traghetto a casa! Alle 22:35 io, Alfredo, Anna e Alessandra stavamo ancora aspettando i due sianesi: il traghetto parte da Salerno alle 23:00. Alle 22:45 finalmente la Lancia Y bianca di Birillo ci affianca e partiamo subito: Enrico è alla guida dell'utilitaria, di cui mette alla frusta tutti i cavalli. Io lo seguo a ruota senza affanni. A Fratte c'è la solita coda: perdo di vista la macchina di Enrico perchè devo pensare a sorpassare slealmente (ma con grande abilità) sulla sinistra le macchine incolonnate verso l'uscita, e poi passo sulla destra la colonna di auto preselezionate per via Irno: non ci sono vigili e la manovra riesce alla perfezione. Appena all'incrocio giro a sinistra per indirizzarci verso il molo di Piazza della Concordia, squilla un telefono: è Enrico che dice "Ma addò cazz it iut, dobbiamo andare al Jolly Hotel, al Jolly Hotel!!!" Al raccordo della tangenziale quindi torno indietro, riprendo l'autostrada, esco al porto, e una nuovo serpentone di macchine ci si para innanzi sin dalla curva a destra dopo l'ingresso del porto merci: e non posso dare vita a un nuovo spettacolo per superarle, perchè proprio alla nostra sinistra ci fiancheggiano non una, ma ben due macchine dei carabinieri! Allora conveniamo di parcheggiare lì le nostre due auto e di affrettarci a piedi verso il molo: è qui che ci ritroviamo tutti e 6: io, Alessandra, Alfredo, Anna, Enrico e Birillo. Nemmeno il tempo di presentare Birillo (nome di battesimo: Alessandro) e Alessandra, perchè il tempo stringe! O meglio, stringeva: ormai sono le 23:15, ma noi speriamo gaiamente che il traghetto parta con un po' di ritardo! Affrettiamo tutti il passo: per le mie lunghe leve non è affatto un problema, ma... a un certo punto Anna sentenzia grave: "Ragazzi, è finita la serata: ho rotto una scarpa." Ma Enrico sprizza cazzimma e determinazione da tutti i pori, non si perde d'animo nemmeno per un istante (il suo spirito di questa sera lo esprime chiaramente con la frase più volte ripetuta: "Staser all'African scassamm tutt cos'!!!"); Alessandra gli serve presto presto un anello sacrificandolo da un portachiavi regalatogli da una cara amica, ed Enrico in due minuti rattoppa il sandalo di Anna e ripartiamo, Enrico e Alessandra in testa con tutti gli altri dietro. Dopo pochi minuti Alfredo dalle retrovie gli urla: "ABBIAMO FORATO!! FERMA!" Raggiungiamo Enrico che rattoppa molto meglio la scarpetta e si riparte. Arriviamo all'ingresso del porto turistico presso il Jolly Hotel alle 23:30 circa, ma qui Enrico anziché farci passare dall'ingresso principale, evidentemente preso anche lui da un lieve attacco di panico per il ritardo e il possibile mancare l'"appuntamento con la Storia", ci conduce per un lungo giro attraverso il parcheggio. Arriviamo finalmente al molo, dove finalmente... scopriamo che il traghetto non è partito! Infatti dei tali che stanno da quelle parti ci dicono "Ccà nun è ppartut nisciuna bbarca r'è nnove staser'!". Realizziamo quindi che saremmo effettivamente dovuti andare al molo di Piazza della Concordia, proprio come mi aveva detto Enrico la sera prima quando avevamo acquistato i 6 biglietti + un pass omaggio! Ma per chissà quale ingrippo mentale, stasera era proprio convinto di dover andare a quest'altro molo! Io ed Anna subito proponiamo di dirottare la serata verso un Kebab, ma il resto del gruppo è fermamente sottomesso all'egemonia di Capitan Enrico. Nonostante inciti la ciurmaglia all'ammutinamento, la combriccola continuerà a seguire il "Secco" ed il suo sogno di raggiungere l'agognata meta di Praiano: ci andremo in auto. Con poco più di un'ora di costiera amalfitana saremo lì, tutti pronti a "scassare tutt' cos'!!!!" Dopo una sosta ad un bar per rifocillarci tutti con alcolici leggeri (tranne io: mi sparo un Cremino, nonostante debba guidare), ritorniamo alle macchine parcheggiate, e... la Lancia Y di Birillo è bloccata da una nuova Panda gialla che il padrone testa di cazzo ha piazzato, in zona rimozione forzata, proprio all'uscita dell'areola dove erano posteggiate una decina di macchine, bloccandole tutte, compresa la nostra. Ma per fortuna passa proprio di lì un carroattrezzi: gli dico che deve rimuovere una macchina che le blocca tutte, ma... non può "perchè bisogna che si chiamino prima i vigili"! Allora pigliamo e spostiamo una fioriera ed usciamo quindi da un altro varco. Partiamo con il solito schieramento: la nostra 147 con me alla guida, Alfredo a navigatore ed Anna e Alessandra dietro, ed a seguire la Y di Birillo con Enrico alla guida; in pochi minuti raggiungiamo Vietri, ma all'inizio della costiera facciamo un cambio tattico: per limitare il mal d'auto di Ale, questa si mette davanti, al posto di Alfredo. Parodiamo una canzone di Vasco che passa nello stereo: "E adesso che sono arrivato / al molo Jolly Hotel / che cosa me ne faccio / dei biglietti?" A Maiori sosta in un bar (sollievo per Alessandra che, per quanto io cerchi di stare attento nelle curve, sta soffrendo lo stesso la meandriformità della strada costiera). Mentre Alessandra cerca di calmare la nausea con una busta di patatine, tutti gli altri si prendono ancora qualcosa di leggero; ma non io, che incurante del mio ruolo di pilota mi inietto un Ricotta e Pera nel cannarone. All'una circa siamo all'Africana (ovviamente al bivio poco prima, potevo io non sbagliare strada, andando a destra anziché a sinistra, dove una freccia indicava chiaramente "Praiano"? Ed altri 5 minuti persi!) O meglio, siamo in cima alla lunga discesa che, dopo aver parcheggiato alla meno peggio le auto sulla strada, discendiamo allegri, immaginando già in che condizioni psico-fisiche dovremo risalirla il mattino dopo! Una cinquantina di metri più in basso, raggiungiamo finalmente quasi il livello del mare: qui si passa per un sentiero che, sensualmente abbracciato al fianco della ripida roccia a strapiombo, attraversa un paio di ristorantini. Ci domandiamo quand'è che raggiungeremo l'ingresso dell'Africana. Vi anticipo subito la risposta: mai. Infatti dietro l'ultima curva a destra del sentiero, ci si para innanzi una fila abominevole. Siamo all'aria aperta, ma la densità di persone rende a me, alto 1 e 82, l'atmosfera un po' pesante: m'immagino i membri (la membra) più bassottini come se la passeranno, tra deodoranti di ogni tipo a moderare ascelle più o meno importanti! Ma Enrico è ancora colmo di determinazione: mentre dopo 5 minuti di situazione stazionaria io, Alfredo, Anna e Birillo, oramai demotivati, lasciamo la ressa per rilassarci sull'esile parapetto sul mare che s'infrange sotto di noi, il "Secco", insieme alla malcapitata Alessandra, passa un'altra mezz'oretta a guardarsi, impotente, l'ingresso a pochi metri. Tornerà, finalmente resosi conto che bisogna abbandonare l'impresa, dagli altri amici di quella sera, intenti ora a rimirare, ormeggiato sotto i loro nasi, dinanzi all'ingresso "marittimo" della discoteca, il traghetto che avevano perso per un niente... o, più esattamente, per una mezz'ora abbondante di ritardo e per un errore di destinazione di 1,26 chilometri in linea d'aria (misurati con Google Earth...!). Sciocchezzuole, imprecisioni quasi impercettibili. Ma fatali. Facciamo una sosta riflessiva vicino ad una spiaggetta di sassi; Alessandra propone ad Enrico di fermarci un po' vicino al bagnasciuga, ma il Secco preferisce che stiamo su un pedalò. Cerco di spiegare a Ale che quando si sta con Enrico, tutti quelli che lo seguono hanno potere decisionale NULLO: ci manca solo che cantiamo "Perchè seguite me? / perchè tu sei lo Re! Perchè seguiamo te? / Perchè sono lo Re!". Alessandra si va a fumare lo stesso una paglia vicino al mare ed io, dopo aver tentato di convincere (invano) tutti gli altri a scendere insieme a lei, le vado a fare compagnia da solo, e quando mi siedo realizzo che la mia schiena è a pezzi, dopo tutti quei chilometri a piedi e alla guida: ci diremo, poi, che "stasera è come se avessimo fatto un pellegrinaggio a piedi!" Poco dopo raggiungiamo il resto del gruppo sul pedalò, dove si stanno facendo pure loro una fumata (tranne Enrico che, straordinariamente, aveva fumato "prima"). Qua tutti fumano tranne me; e vabbeh che io non fumo ma, anche se fosse, stasera passerei la mano: già mi sono fatto abbastanza con il Cremino e la Ricotta e Pera! Dopo questa fase quasi bucolica, ci avviamo verso le auto: ma prima c'è da inerpicarsi per quella strada in ripida salita che ci riporta, non senza affanni per i fumatori del gruppo, alla quota della strada costiera. Raggiungiamo le macchine; quella di Birillo (stavolta guida lui la sua macchina!) si mette in moto dopo una lieve esitazione, giacché avevamo prudentemente lasciato le luci di posizione accese, su quella strada tortuosa e non illuminata e a picco sul mare. Si riparte ancora, sempre con gli stessi schieramenti nelle due vetture; facciamo una breve sosta al self service dove noi si mette nafta a 1,550 euro al litro e la Y la senza piombo a un prezzo similmente stellare. Sulla strada di ritorno è la Y bianca a battere la strada, mentre la nostra 147 viene gradualmente staccata perchè mi preoccupo ancora delle curve e del mal d'auto di Alessandra. Però il giorno dopo, a pranzo da Enrico, con franchezza quasi bambinesca Anna mi dirà: "Sabati', ierisera all'andata hai guidato bene... ma al ritorno in quelle curve hai fatto davvero cagare!". Ecco perchè Ale (che per giunta si era messa sul sedile di dietro, stavolta...!) l'avevo vista con la coda dell'occhio rannicchiarsi quasi in posizione fetale nello sforzo di trattenere il "palombo" la cui minaccia aleggiava, curva dopo curva dopo curva, sulla mia tappezzeria. Un bel po' prima di Marina d'Albori cercammo di rincuorarla dicendole "Ecco, siamo a Vietri!" quando questa invece era una bugia lontana ancora 3-4 chilometri di curve. Ma torniamo un attimo indietro: non possiamo certo dimenticare l'episodio del posto di blocco dei carabinieri sulla costiera! Questi si erano piazzati, con la loro auto e le loro divise (dalle caratteristiche maniche con le strisce rosse in stile "io il ragù dal muso non me lo pulisco certo con il tovagliolo"), sulla destra (cioè sulla nostra mano) proprio prima di un curvone verso sinistra. La Lancia Y gli passa davanti e non li fermano, ma il pilota Birillo, distratto da quella improvvisa visione materializzatasi nella quasi totale oscurità della strada, si esibisce involontariamente in una manovra di collisione verso lo spigolo vivo di un muro alla fine della curva; ma per fortuna, ripresosi dalla paura da paletta del guardio, recupera la traiettoria e torna giustamente sulla strada. E la nostra 147 non poteva certo essere da meno! Altrettanto distratto da quell'improvviso comparire di strisce rosse su colori d'ordinanza blu, dopo aver passato pure noi il posto di blocco senza che ci sventolassero la tanto temuta paletta, allargo sensibilmente la traiettoria in quella curva verso sinistra, con la macchina a cavallo della striscia destra che delimita la carreggiata: per fortuna in quella curva a manca, sul lato destro c'era un provvidenziale spazio di sosta, altrimenti avrei rischiato di "allimare" la fiancata contro il muro!!! Alla fine scampammo questa sorta di pericolo... ma la cosa sarebbe stata tragicomica se la Y si fosse fermata contro quel muretto, noi subito a ruota gli saremmo finiti sequenzialmente addosso, e a seguire pure la pattuglia! Con l'apoteosi del mio soffiare nel palloncino, che non avrebbe mosso l'indicatore dell'etilometro nemmeno di un miliardesimo di millimetro! Dopo questo episodio, è normale che l'attenzione dei piloti risalga nuovamente a buoni livelli, se non altro per la piccola scarica di adrenalina. Proprio così. Per questo Enrico a un certo punto, sul sedile passeggero, si sveglia e vede che la loro Y sta andando contromano, contro una jeep di faccia. Per questo guarda che Birillo sta dormendo al volante e con uno scossone lo fa arripigliare. Per questo Birillo dice "Oh, oh, che gghiè!" e rimette le mani sul volante, ma senza riguadagnare la corsia destra: è ancora intorpidito dal sonno. Per questo Enrico si decide a prendere il volante in mano e a sterzare, evitando finalmente il frontale!!! Comunque... alla fine ci ritroviamo tutti allo 089, dove avviene finalmente il primo episodio non jellato della serata: troviamo subito posto proprio su via Roma, per tutte e due le auto, una davanti all'altra, e mica in doppia fila! Attraversiamo e mentre tutti si comprano un panino (o più) a testa, io faccio qualche metro e mi compro il kebab, ipotizzato quasi azzardatamente circa tre ore prima, ai tempi del traghetto e del molo mancati, ed ora, dopo ogni tipo di vicissitudine, finalmente tra le mie fauci che, ricordo ancora, avrebbero potuto farsi una cena di un battesimo, questa sera! Seduti al tavolino, dico ad Enrico "Ora almeno dai ad ognuno di noi quei maledetti biglietti del famigerato traghetto!" Enrico caccia i biglietti dalla tasca, e vediamo tutti che c'è scritto: "partenza Molo Manfredi (Piazza della Concordia)". Ma il Molo Manfredi non è, invece, quello che sta al Jolly Hotel? ...quel biglietto ha le idee più confuse di Enrico e tutta Siano messi assieme! Dopo questo rilassante rifocillamento, andiamo alle macchine. "Guagliù, putimm sciogliere 'a sedut, p' staser!" E ce ne torniamo a casa, la Y verso Siano e la 147 verso Mercato San Severino, mentre il cielo inizia già a schiarisi come per polemizzare "guagliù, ma vui state ancora in giro?" Ma non finisce certo qui! Perchè, giunti dinanzi al cancello di casa sua, Alessandra spiega a me, Alfredo ed Anna che ha dimenticato le chiavi di casa. E sono le 5 del mattino. Prova a telefonare più volte alla mamma dentro, ma evidentemente non lo sente, evidentemente dorme, evidentemente anche lei, come la figlia, usa dormire "a _ _ _ all'aria", soprattutto a quest'ora! Alessandra Dice che se riusciamo a violare il perimetro del giardino, forse in auto ci sono le chiavi di casa. Con le scarpe di suola e tutt muort 'e suonn, non mi impegno troppo a scavalcare il cancello frontale né la rispettiva copertura: Alessandra dice che lei una volta ci è riuscita, e questo ferisce il mio spirito atletico nel profondo (m'abbruci' 'ng_ _!!!). Riccardo, il cane di Alessandra, non obbedisce al nostro ordine "Apri il cancello pedonale!" Ma ad Alfredo balena l'idea vincente ed io la metto in atto: faccio il giro esterno di tutto il giardino sul lato destro, con le alte mura di cinta che mi sormontano sulla mia sinistra e, arrivato in fondo, abbozzo una scalata in verticale su un terrapieno più alto di me, dove per fortuna ci sono delle radici scoperte che mi aiutano un po' nell'ascesa. Mi ritrovo così in una piccola giungla con piante varie ed eventuali tutte intrise di acquazza (trad.: rugiada), mi infango un po' le scarpe, mi bagno un po' i vestiti ma sto per raggiungere il lato opposto della tenuta di Alessandra, dove il muretto è più basso e facile da scavalcare. Proprio in questo momento, dal lato opposto, gli altri tre amici che avevano riposto in me le speranze di penetrare quella fortezza mi vedono finalmente comparire tra la vegetazione, ma una strana luce arancione intermittente tinge ora i loro volti: il cancello automatico fa un sussulto, e poi pigramente si apre. Quando io entro nel giardino, Alessandra è già sul balcone a ridermi addosso, mentre Alfredo ed Anna lo stanno facendo presso il cancello pedonale, che ora Alfredo apre beffardamente con l'agognato apposito pulsante. Con un ultimo sussulto di cazzimma ed autorionia, lo vado a richiudere e lo riapro col magico pulsante, per far avere almeno un minimo di senso al fango sulle scarpe!!! Accompagno anche Alfredo ed Anna a casa, e a ffinale pure io riesco a guadagnare il mio letto. Ma a pensarci bene, non ci siamo divertiti più con tutte queste disavventure che non se fossimo entrati all'Africana, dove avremmo semplicemente "scassato tutt cos'?" Chi rimpiangerà mai la somma di tutti questi eventi, e lo spirito col quale, assieme, li abbiamo vissuti? Il dietrofront della 147 a Fratte perchè Enrico ci ha dirottati verso il Jolly Hotel, i carabinieri di fianco a noi nella colonna d'auto, la scarpa rotta di Anna con il cazzimmoso rappezzo di Enrico, il conseguente callo al piede di Anna, l'arrivo in colossale ritardo al molo sbagliato, il Cremino, la Panda Gialla, il carroattrezzi, la fioriera, dimenticavo del CD di Tony Tammaro nella mia macchina, il mal d'auto di Alessandra (beh questa non è una bella cosa da ricordare...), la discesa a piedi verso l'Africana, la massa di corpi in coda all'ingresso, le mie curve "da cagare" sulla strada di ritorno, i carabinieri prima della curva, la jeep di Birillo, finalmente i panini, l'ambigua indicazione sui biglietti e, dulcis in fundo, la mia azione da commando per entrare in casa di Alessandra. Forse c'è una parola sola che può riassumere da sola tutto questo: SBULDRUNIAMIENT'.
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