Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!
Sì.
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Quella mattina alla motorizzazione, nell’attesa che iniziassimo sentii due ragazze parlare tra loro. Una disse: «Ieri sono riuscita a fare solo 7 errori, speriamo bene...» Rimasi un po’ perplesso per questo loro coraggio... io non avevo mai fallito neanche una scheda, mai fatti più di 4 errori. Così, la mia la feci in pochi minuti, consegnandola per secondo. Quando il tizio mi chiamò per la correzione, uno... due, tre... quattro, cinque... sei segni già nella prima decina di domande. Ero incredulo e guardai la faccia altrettanto stupita di Pasquale che ci faceva le lezioni. Per fortuna non ebbi neanche il tempo di scioccarmi, perché il tizio si corresse: «Aspe’, ho sbagliato colonna nel correggere». Ecco qua, zero errori.
Quel pomeriggio a Rocca, aggiustati gli specchietti e la posizione del sedile come da copione, la mia preoccupazione più grande era di non dimenticare il freno a mano alla partenza, come spesso facevo nelle pratiche: e questa fu la volta buona in cui ricordai di toglierlo. Così, partimmo dall’“Incontro” in direzione del “Viale”: io alla guida, un istruttore che non conoscevo a navigatore, e alle sue terga il cosiddetto “Ingegnere” ovvero esaminatore.
Dopo pochi metri mi fu chiesto di accostare a destra e fare un’inversione a “U”. Eseguendo, io nel ripartire feci subito spegnere la macchina.
La riaccesi, riprovai, ma all’atto della ripartenza nuovamente feci venir meno il motore.
Al terzo tentativo, per fortuna, la macchina si mosse ed effettuai quella benedetta inversione: ma anziché a “U” come chiesto, la feci in 2 tempi. Va beh.
Arrivati alla rotatoria, rispettai diligentemente lo stop, mi fecero svoltare a destra verso le scuole medie e poi prendere la prima a sinistra. Qui, sulla mia mano giacevano due erme vetture in sosta, intervallate da uno spazio di dieci-quindici metri, all’interno del quale mi fu chiesto di esibirmi nel tipico parcheggio a “L” in retromarcia. Mi affiancai alla vettura anteriore, iniziai la manovra con lo sterzo tutto caricato a destra e, prima ancora d’iniziare a raddrizzarlo, la posteriore destra finì miseramente nel marciapiede. «Va buo’, tenev ‘a sigaretta appicciat e nun’eggia vist, facell n’ata vot» (trad.: “Fingerò che ero talmente assorto nel fumare, da pervenire ad una deconcentrazione tale da non notare questa tua imperfezione; orsù, riesegui la manovra un po’ meglio”), disse l’Ingegnere. Così uscii con la macchina, cominciai daccapo tale e quale ma, per fortuna, questa volta l’istruttore a fianco mi venne in provvidenziale soccorso e mi suggerì, con un segreto cenno della mano rotante in senso antiorario, il momento di sterzare dall’altra parte e accostarmi al marciapiede, io parallelo e non incidente.
Mi fu infine chiesto di ritornare al punto di partenza. Feci quindi un’inversione, e all’incrocio scrutai se sopraggiungessero vetture a cui dare la precedenza ma, non scorgendo anima viva, io unica macchina in quel caldo e desertico pomeriggio delle 15:00, svoltai pacato a destra fino a tornare alla rotatoria. Dove, nel fermarmi allo stop, un brivido mi percorse accorgendomi di non avere allacciato la cintura di sicurezza: la premura di disinserire il freno a mano mi aveva fatto tralasciare questo basilare accorgimento. Senza che smorfie sul volto tradissero quel mio ultimo sgomento, decisi di non allacciarla affatto più, per non rendere evidente la magagna qualora non fosse già stata notata. Così, affrontai l’incrocio ed accostai infine davanti all’“Incontro”, indubbio che la respinta fosse ormai pronta per essermi servita, calda e fragrante.
«Firma qua», suonò l’istruttore a fianco.
«Bonasér, bonasér», raffazzonò l’Ingegnere.
«Arrivederci», rimandai io incredulo. Scesi dall’auto; la tessera rosa incredibilmente in mano.
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Io lo so che le cose poi non sono mai come... come le aspettavi te...