Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!
Sì.
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Tante cose per la mente da non riuscire a focalizzarne nemmeno una, o vuoto totale? Quando hai speso tanto tempo ed energie per lasciarti qualcosa alle spalle, rischi di aver perso qualcosa di te, magari qualcosa di buono; e riuscire a guardare avanti, al di là del proprio naso, è solo il ricordo di un’abilità smarrita: ed avverti un’avvilente sensazione di disagio, quella di un adulto che non ricorda come diavolo faceva da ragazzo ad andare in bici. Si dice che la sensibilità si debba pur perdere con gli anni... ma mi rifiuto di crederci. Anche se adesso sto attraversando proprio questa esperienza, non voglio credere che sia vero, che mi stia accadendo sul serio. Ma le idee stentano a venir fuori... mi sembra di aver così tanto da dire, scrivere ed esprimere... ma di non riuscirci. Avrò indurito troppo il mio cuore? Avrò mica esagerato, bruciato troppi ponti dietro di me? Eppure ho ancora tutto lì, raccolto in uno scatolo di cartone già troppo pieno, ma ancora troppo vuoto... e non riesco né a disfarmene così com’è, né a riguardarci dentro per davvero, per la paura di perdere davvero qualcosa di me, o di tornare indietro di dieci anni.
Ammesso che sia cambiato, in tutti questi anni! Ricordo che quando ero ragazzo non avvertivo mai il bisogno di fare qualcosa per sentirmi qualcuno migliore o peggiore... o semplicemente qualcuno diverso; ero sempre lì, ad essere me stesso.
Ed ora che non ho fatto un granché per cambiare, come faccio a sapere (o pretendere) di essere cresciuto? Ero un ragazzino dalla mente già adulta? O sono un “grande” ancora bambino? A poter scegliere, chiunque si avventerebbe sulla seconda possibilità: l’unica di riuscire a vivere davvero ogni momento, affrontare ogni riverbero di vita con ogni suo turbamento, e svegliarsi ogni giorno... come se fosse l’ultimo. La spontaneità, la capacità di stupirsi dovrebbero accompagnarci per tutta la vita, e non svanire per crescere.
E la paura! La paura che non ti fa esporre troppo i sentimenti per non rimanere ferito, che non ti fa uscire troppo allo scoperto perché la luce del sole potrebbe essere accecante, che non fa aprire il tuo cuore a nuove gioie perché rischi di trovarlo colmo di amarezza... beh, questa paura può andare a farsi fottere... perché se non te ne fotti della paura, sarà la paura a fotterti per la vita, a rilegarti nel tuo antro di buia sicurezza, al sicuro da amori e guai; chiuderà anche te nello scatolo, prigioniero e compagno dei ricordi, lasciandoti guardare da dietro a un vetro gli altri che vivono. E quando ti accorgerai di una persona, nuova o vecchia, non potrai avvicinarla perché... ci sarà ancora quel vetro. Così spesso, così sicuro! ...e così freddo.
Devo rompere questo vetro... a costo di ferirmi con i suoi cocci.
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Buono buono