Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò
Stringiamci a coorte
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!
Sì.
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Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.
[...]
I miei maestri di Melk mi avevano detto sovente che è molto difficile per un nordico farsi idee chiare sulle vicende religiose e politiche d'Italia.
[...]
"Mio giovane puledro affamato, non ci sono piante buone per il cibo che non siano anche per la cura, purché prese in giusta misura. Solo l'eccesso le rende causa di malattia. Prendi la zucca. È di natura fredda e umida e mitiga la sete, ma a mangiarla guasta ti provoca diarrea e devi restringere le tue viscere con un impasto di salamoia e senape. E le cipolle? Calde e umide, poche potenziano il coito, naturalmente per coloro che non han pronunciato i nostri voti, troppe ti dan pesantezza di capo e van combattute con latte e aceto. Buona ragione," aggiunse con malizia, "perché un giovane monaco ne mangi sempre con parsimonia. Mangia invece aglio. Caldo e secco, è buono contro i veleni. Ma non esagerare, fa espellere troppi umori dal cervello. I fagioli invece producono urina e ingrassano, due cose molto buone. Ma danno cattivi sogni. Molto meno però di certe altre erbe, perché ve ne sono anche che provocano cattive visioni.
[...]
"Ma in che ordine sono riportati i libri in questo elenco?" chiese Guglielmo.
"Non per argomenti, mi pare." Non accennò a un ordine per autori che seguisse la
stessa sequenza delle lettere dell'alfabeto, perché è accorgimento che ho visto
messo in opera solo negli ultimi anni, e allora si usava poco.
"La biblioteca affonda la sua origine nel profondo dei tempi," disse Malachia,
"e i libri sono registrati secondo l'ordine delle acquisizioni, delle donazioni,
del loro ingresso nelle nostre mura."
"Difficili da trovare," osservò Guglielmo.
"Basta che il bibliotecario li conosca a memoria e sappia per ogni libro il
tempo in cui arrivò. Quanto agli altri monaci possono fidarsi della sua memoria"
[...]
"Ma volete veramente entrare di notte in biblioteca?" domandai atterrito.
"Dove ci sono i monaci defunti e i serpenti e le luci misteriose, mio buon Adso?
No, ragazzo."
[...]
"Adso, senza quei benedetti oculi ad legendum non riesco a capire cosa ci sia
scritto su questi libri. Leggimi qualche titolo."
Presi un libro a caso: "Maestro non è scritto!"
"Come? Vedo che è scritto, cosa leggi?"
"Non leggo. Non sono lettere dell'alfabeto e non è greco, lo riconoscerei.
Sembrano vermi, serpentelli, caccole di mosche..."
"Ah, è arabo. Ce ne sono altri così?"
[...]
Così devotamente mi addormentai, e a lungo, perché pare che noi giovani si abbia bisogno di sonno più dei vecchi, i quali hanno già tanto dormito e si apprestano a dormire per l'eternità.
[...]
"cercavo di farti capire come il corpo della chiesa, che è stato per secoli anche il corpo della società tutta, il popolo di Dio, è diventato troppo ricco, e denso, e trascina con sé le scorie di tutti i paesi che ha attraversato, e ha perso la propria purezza."
[...]
"Figlio carissimo," disse, "tutto quello che questo povero vecchio peccatore
può fare per la tua anima, sarà fatto con gioia. Cosa ti turba? Le ansie, vero?"
domandò quasi con ansia anch'egli, "le ansie della carne?"
"No," risposi arrossendo, "se mai le ansie della mente, che vuole conoscere
troppe cose..."
"Ed è male. Il Signore conosce le cose, a noi tocca solo adorare la sua
sapienza."
[...]
"Ho capito, ho capito," interruppe Guglielmo, "ma ammetterai che questo non
mi dice ancora quale sia la situazione del villaggio, quali tra gli abitanti
siano prebendari dell'abbazia, e quanta terra abbia da coltivare in proprio chi
non è prebendario..."
"Oh, per questo," disse Remigio, "una famiglia normale laggiù possiede anche
cinquanta tavole di terreno."
"Quanto è una tavola?"
"Naturalmente, quattro trabucchi quadri."
"Trabucchi quadri? Quanto sono?"
"Trentasei piedi quadri a trabucco. O se vuoi, ottocento trabucchi lineari fanno
un miglio piemontese. E calcola che una famiglia - nelle terre verso mezzanotte
- può coltivare olivi per almeno mezzo sacco di olio."
"Mezzo sacco?"
"Sì, un sacco fa cinque emine, e una emina fa otto coppe."
"Ho capito," disse scoraggiato il mio maestro. "Ogni paese ha le sue misure. Voi
per esempio il vino lo misurate a boccali?"
"O a rubbie. Sei rubbie, una brenta e otto brente un boccale. Se vuoi, un rubbo
è di sei pinte da due boccali."
"Credo di aver le idee chiare," disse Guglielmo rassegnato.
[...]
"Non solo, sembra che voglia andare oltre e sostenere che neppure l'inferno
sarà aperto prima di quel giorno [del giudizio, ndr]... Nemmeno per i demoni."
"Gesù Signore aiutaci!" esclamò Girolamo. "E cosa racconteremo allora ai
peccatori se non possiamo minacciarli di un inferno immediato, subito appena
morti!?"
[...]
"erano tempi in cui, per dimenticare un mondo cattivo, i grammatici si dilettavano di astruse questioni. Mi dissero che a quell'epoca per quindici giorni e quindici notti i retori Gabundus e Terentius discussero sul vocativo di 'ego', e infine vennero alle armi."
[...]
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[...]
"Guardate," diceva, "questa è la punta della lancia che trafisse il costato
del Salvatore!" Era una scatola d'oro, dal coperchio di cristallo, dove su di un
cuscinetto di porpora stava adagiato un pezzo di ferro di forma triangolare, già
roso dalla ruggine ma ora riportato a vivo splendore da un lungo lavoro di olii
e di cere. Ma questo era ancora nulla. Perché in un'altra scatola di argento
tempestata di ametiste, e dove trasparente era la parete anteriore, vidi un
pezzo del legno venerando della santa croce, portato in quell'abbazia dalla
stessa regina Elena, madre dell'imperatore Costantino, dopo che era andata
pellegrina ai luoghi santi e aveva dissotterrato il colle del Golgota e il santo
sepolcro costruendovi sopra una cattedrale.
Poi Nicola ci fece vedere altre cose, e di tutte non saprei dire, per la loro
quantità e la loro rarità. V'era, in una teca tutta d'acquamarine, un chiodo
della croce. V'era, in una ampolla, posato su un giaciglio di piccole rose
appassite, una porzione della corona di spine, e in un'altra scatola, sempre su
di una coltre di fiori secchi, un brandello ingiallito della tovaglia
dell'ultima cena. Ma poi v'era la borsa di san Matteo, a maglie d'argento, e in
un cilindro, legato da un nastro viola roso dal tempo e sigillato d'oro, un osso
del braccio di sant'Anna. Vidi, meraviglia delle meraviglie, sormontata da una
campana di vetro e su un cuscino rosso trapunto di perle, un pezzo della
mangiatoia di Bethlehem, e una spanna della tunica porporina di san Giovanni
Evangelista, due delle catene che serrarono le caviglie dell'apostolo Pietro a
Roma, il cranio di sant'Adalberto, la spada di santo Stefano, una tibia di santa
Margherita, un dito di san Vitale, una costola di santa Sofia, il mento di
sant'Eobano, la parte superiore della scapola di san Crisostomo, l'anello di
fidanzamento di san Giuseppe, un dente del Battista, la verga di Mosè, un
merletto lacero ed esilissimo dell'abito nuziale della Vergine Maria.
E poi altre cose che non erano reliquie ma rappresentavano pur sempre
testimonianze di prodigi e di esseri prodigiosi di terre lontane, portati
all'abbazia da monaci che avevano viaggiato sino agli estremi confini del mondo:
un basilisco e un'idra impagliati, un corno di unicorno, un uovo che un eremita
aveva trovato dentro un altro uovo, un pezzo della manna che nutrì gli ebrei
nel deserto, un dente di balena, una noce di cocco, l'omero di una bestia
prediluviale, la zanna d'avorio di un elefante, la costola di un delfino. E poi
ancora altre reliquie che non riconobbi, di cui forse erano più preziosi i
reliquiari e alcune (a giudicare dalla fattura dei loro contenitori, di argento
annerito) antichissime, una serie infinita di frammenti d'ossa, di stoffa, di
legno, di metallo, di vetro. E fiale con polveri scure, di una delle quali seppi
che conteneva i detriti combusti della città di Sodoma, e di un'altra calce
delle mura di Gerico. Tutte cose, anche le più dimesse, per le quali un
imperatore avrebbe dato più di un feudo, e che costituivano una riserva non solo
di immenso prestigio ma anche di veritiera ricchezza materiale per l'abbazia che
ci ospitava.
Continuavo ad aggirarmi sbalordito, mentre Nicola ormai aveva smesso di
illustrarci gli oggetti, che peraltro erano descritti ciascuno da un cartiglio,
ormai libero di girovagare quasi a caso per quella riserva di meraviglie
inestimabili, a volte ammirando quelle cose in piena luce, a volte
intravvedendole nella semioscurità, quando gli accoliti di Nicola si spostavano
in un altro punto della cripta con le loro torce. Ero affascinato da quelle
cartilagini ingiallite, mistiche e ripugnanti al medesimo tempo, trasparenti e
misteriose, da quei brandelli d'abiti di epoca immemoriale, scoloriti,
sfilacciati, talora arrotolati in una fiala come un manoscritto sbiadito, da
quelle materie sbriciolate che si confondevano con la stoffa che faceva loro da
giaciglio, detriti santi di una vita che fu animale (e razionale) e ora,
imprigionati da edifici di cristallo o di metallo che mimavano nella loro
minuscola dimensione l'arditezza delle cattedrali di pietra con le loro torri e
le loro guglie, parevano trasformati anch'essi in sostanza minerale. Così
dunque i corpi dei santi attendono sepolti la resurrezione della carne? Da
queste schegge si sarebbero ricomposti quegli organismi che nel fulgore della
visione divina, riacquistando ogni loro naturale sensibilità, avrebbero
avvertito, come scriveva il Piperno, anche le minimas differentias odorum?
(...)
"non t'incantare troppo su queste teche. Di frammenti della croce ne ho visti
molti altri, in altre chiese. Se tutti fossero autentici, Nostro Signore non
sarebbe stato suppliziato su due assi incrociate, ma su di una intera foresta."
"Maestro!" dissi scandalizzato.
"È così Adso. E ci sono dei tesori ancora più ricchi. Tempo fa, nella
cattedrale di Colonia vidi il cranio di Giovanni Battista all'età di dodici
anni."
"Davvero?" esclamai ammirato. Poi, colto da un dubbio: "Ma il Battista fu ucciso
in età più avanzata!"
"L'altro cranio dev'essere in un altro tesoro," disse Guglielmo con viso serio.
Questo applicativo excel, da me realizzato ai tempi degli esami universitari e precisamente di Progetto di strutture, consente la risoluzione di telai piani a maglie rettangolari, effettuando il calcolo degli spostamenti di piano e deglle rotazioni nodali. Il calcolo non restituisce i valori delle caratteristiche della sollecitazione interna.
Questo foglio di lavoro può essere utile nelle applicazioni didattiche, ad esempio per gli esami universitari di ingegneria che prevedono il calcolo delle strutture.
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI SALERNO

FACOLTÀ DI INGEGNERIA
di Sabatino De Simone - Relatore: Prof. Ing. Gianvittorio Rizzano - Correlatore: Dott. Ing. Massimo Latour
Anno Accademico 2009/2010
- sintesi per Internet -
Credere in qualcosa
è vederla un giorno realizzarsi,
non sentirsene mai delusi.
A chi, da sempre vicino,
ha creduto in me.
A chi è di nuovo al mio fianco
e lontana, in fondo, non è stata mai.
A quegli amici in cui
anch’io credo.
Devo questo mio traguardo ai miei genitori Carmine e Francesca e a mio fratello Antonio, che mi hanno sostenuto e assecondato in questi anni di studio: hanno reso possibili sia i miei periodi meno fruttuosi senza farmi pesare colpe né rinunciare a nulla, sia quelli più intensi, in cui la mia dedizione allo studio non veniva mai distratta nemmeno da piccoli impegni, da cui ero sempre sollevato soprattutto grazie ad Antonio. Devo tanto alla mia famiglia per aver riposto in me una fiducia direi cieca, anche quando, nel mio silenzio, non condividevo i motivi di qualche difficoltà.
Per gli ultimissimi esami, proprio quando la scalata di questa vetta si era fatta d’un tratto insidiosa, ringrazio Alessandra per la sua presenza così significativa, tanto attesa ma davvero unica, insostituibile; grazie per i tanti anni in cui, vicini o lontani, i nostri pensieri erano rivolti l’un l’altra. Un grazie anche per la sua pazienza nei mesi di realizzazione di questa tesi, da me sostenuta con la passione totale che mi caratterizza ma che, quando così smodata, mi rende un po’ distante dalle cose più importanti, per me e per chi mi circonda.
Ai miei migliori amici, ed ai nostri rapporti così meravigliosamente immutabili con il tempo e con le distanze, devo la spensieratezza della mia vita: dai migliori anni in cui ci siamo conosciuti tra i banchi, fino al tempo libero condiviso durante i nostri pur diversi studi universitari, ho potuto sempre contare sulla nostra innata intesa.
All’affetto che ho sempre sentito anche da tanti altri amici conosciuti in “via Viviano”, e di cui vorrei essere il forte collante per tanto, tanto tempo ancora; e a qualche amico speciale che ho conosciuto per loro tramite.
Al mio gruppo di amici da cui ora mi dividono tanti chilometri: il mio pensiero si rivolge spesso a loro ed al bel tempo speso insieme.
Ai miei amici di Roccapiemonte, in cui ho scoperto delle belle persone ed un clima in cui mi trovo così a mio agio da sentirmi sempre il benvenuto.
Alle ottime conoscenze fatte in questi anni di università, dove ho avuto la fortuna di trovare non solo affiatati compagni di studio, ma anche amici squisiti.
Ringrazio infine il mio relatore, il Prof. Ing. Gianvittorio Rizzano, per avermi affidato uno studio che mi ha tanto affascinato; ringrazio il mio correlatore Dott. Ing. Massimo Latour, per la sua ininterrotta disponibilità ed il comune interesse mostrato nell’affrontare le difficoltà incontrate in questo mio ultimo, breve ma laborioso studio universitario.
CAPITOLO 1 – CLASSIFICAZIONE DEI NODI
1.1 Il ruolo dei collegamenti nelle strutture sismo-resistenti
1.3 Classificazione delle sezioni
1.4 Tipologie e caratteristiche dei nodi di base delle strutture intelaiate
CAPITOLO 2 – MODELLAZIONE DEL NODO DI BASE SECONDO L’EUROCODICE 3
2.1 Modelli per la previsione del comportamento rotazionale
2.2 Il T-stub in trazione con una singola fila di bulloni
2.3 Larghezza efficace del T-stub
2.4 Il T-stub in trazione con un numero qualsiasi di bulloni
2.4.5 Resistenza di progetto del T-stub in trazione
2.6 Resistenza flessionale dei nodi con piatti di base secondo l’Eurocodice 3
2.6.1 Anima della colonna in trazione
2.6.2 Piatto di base in flessione sotto la flangia della colonna
2.6.3 Calcestruzzo a compressione sotto la flangia della colonna
2.6.4 Anima e flangia della colonna in compressione
2.6.5 Nodi di base soggetti a sforzo normale centrato
2.6.6 Nodi di base soggetti a sforzo normale e momento flettente
CAPITOLO 3 – VALIDAZIONE DEL MODELLO CON TEST SPERIMENTALI
CAPITOLO 4 – CRITERI E METODO DI PROGETTO
4.1 Criteri di progetto per i nodi a completo ripristino di resistenza
4.2 Metodo di progetto per nodi di base non irrigiditi
4.3 Un applicativo per la progettazione dei nodi di base
4.4 Progetti di nodi di base non irrigiditi
4.5 Metodo di progetto di nodi di base con irrigidimenti
4.5.1 Differenze con i nodi non irrigiditi
4.6 Implementazione del programma di calcolo per nodi irrigiditi
4.7 Progetti di nodi di base irrigiditi
CAPITOLO 5 – AFFIDABILITÀ DEI CRITERI DI PROGETTO
5.2 Distribuzioni probabilistiche delle proprietà dei materiali
5.3 Generazione di valori casuali delle caratteristiche meccaniche dei materiali
5.4 Simulazione di Monte Carlo sui nodi non irrigiditi
5.4.1 Numerosità dei campioni da generare
5.4.2 Verifica dell’affidabilità dei criteri di progetto
5.4.3 Calibrazione del criterio proposto e verifica dell’affidabilità
5.5 Simulazione di Monte Carlo sui nodi irrigiditi
5.5.1 Numerosità dei campioni da generare
5.5.2 Verifica dell’affidabilità dei criteri di progetto
L'ARTICOLO: "FULL STRENGTH DESIGN OF STEEL COLUMN BASE JOINTS: INFLUENCE OF MATERIAL VARIABILITY"
La finalità di questo lavoro è la valutazione dell’affidabilità dei criteri di progetto dei nodi di base a completo ripristino di resistenza, semirigidi, delle strutture in acciaio.
Mediante un’analisi probabilistica, che tiene conto dell’aleatorietà delle proprietà meccaniche dei materiali costituenti il nodo, viene verificata l’affidabilità del criterio di progetto suggerito dalle attuali norme europee. Viene quindi proposto un nuovo criterio di progetto, basato sulla valutazione del momento ultimo dei profili in acciaio desunta dalla letteratura scientifica, la cui affidabilità è stata verificata sempre mediante un’analisi probabilistica.
In particolare, nel Capitolo 3 viene illustrata una metodologia di progetto e verifica per i nodi di base non infissi (exposed), con piatti di base saldati all’estremità della colonna (base-plates) ed ancorati alla struttura di fondazione in calcestruzzo per mezzo di tirafondi disposti nella sola parte esterna alla colonna (extended) del piatto, con e senza piatti d’irrigidimento. Tale metodo, implementato in un foglio elettronico, consente la progettazione di nodi di base a completo ripristino di resistenza, secondo i differenti criteri di progetto considerati nel presente lavoro.
Nel Capitolo 5 viene quindi condotta l’analisi probabilistica attraverso una simulazione di Monte Carlo, con la generazione, per ogni nodo progettato deterministicamente, di una popolazione di nodi, aventi ciascuno valori differenti delle proprietà meccaniche degli elementi costituenti, generate a partire da riconosciute distribuzioni probabilistiche dei materiali.
Sulla base delle analisi statistiche sui campioni così generati, è stata riscontrata la non affidabilità del criterio di progetto secondo l’Eurocodice3 e l’affidabilità, invece, del criterio proposto, sia per la tipologia di nodi di base con irrigidimenti che senza irrigidimenti. Infine, è stato prorposto un ulteriore affinamento del criterio di progetto dei nodi di base con e senza irrigidimenti, correlando il coefficiente che tiene conto dell’aleatorietà dei materiali con lo spessore dei piatti.
Pagina web dedicata: www.sabatinodesimone.it/columnbases
Dietro un voto, può esserci la bieca indicazione altrui, del parente o del cosiddetto amico, che ti indica chi favorire o favoreggiare: «Dovete portarmi xx voti».
Dietro un voto, può starci la scelta, genuina e sempre legittima: «Io voto quello perché mi piace come parla».
Dietro un voto, può insistere la mera scelta del male minore: «Quegli altri sono sempre stati la nostra rovina».
Dietro un voto, può esserci anche qualche consapevolezza: «Hai visto in tv? Hai letto sui giornali o su Internet? Io voterei così».
Dietro un voto, può esserci persino un'ossessione: un interesse smodato per
l'avvicinarsi del voto, un appassionamento spasmodico che ti fa spendere
perlomeno un'ora al giorno a informarti, rigorosamente su Internet, su come la
pensa il resto del tuo Paese e quanto ne sa, che ti fa tormentare il prossimo
tuo perché sei certo che tanti prossimi tuoi non ne sanno proprio nulla.
E
allora spammi una valanga quotidiana di link sul social network, ti confezioni e
attacchi uno spot referendario dietro al lunotto (che avranno visto centinaia di
macchine dietro di me!), fai anche un pizzico di volantinaggio tradizionale sui
tergicristalli, intraprendi una campagna sms, finisci col tuo sito al primo posto su google se si cerca
"volantino referendum 2011".
Con quella matita in mano, in ogni caso, c'è sempre e comunque partecipazione, vera; nella discrezione della cabina sei cittadino, sei importante, sei Italia.
Ma dietro a un non voto, possono esserci tante cose. Disaffezione, demotivazione, sfiducia, disarmo: tante parole dai prefissi che esprimono allontanamento, separazione, privazione: crimini democratici non privi di colpevoli e conniventi giacchette che compongono quel marcio "sistema Italia", macchina politica alimentata a cittadini contumaci, che li accompagna alla graduale rassegnazione, alla dolce perdita di coscienza, alla tremenda astensione.
E, ultimissima moda, dietro a un non voto possono esserci disinformazione coercitiva, ostruzionismo dissimulato con sminuimento dell'utilità del voto, consigli turistici di andare al mare o in montagna.
E durante il voto? Dopo avere ormai infilato le tue schede colorate nelle fessure, non ti resta che aspettare. Ma se credevi per davvero in quel gesto semplice e fondamentale mentre lo compivi,
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REFERENDUM |
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12 e 13 GIUGNO 2011 |
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PER SALVAGUARDARE IL NOSTRO FUTURO E QUELLO DEI NOSTRI FIGLI, |
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VOTIAMO SÌ PER DIRE NO |
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1-Votiamo SÌ per dire NO AL NUCLEARE |
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2-Votiamo 2 SÌ per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA |
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3-Votiamo SÌ per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO |
RICORDIAMOCI CHE DOBBIAMO PUBBLICIZZARE NOI IL REFERENDUM PER RAGGIUNGERE IL QUORUM DEL 50% CON 25 MILIONI DI ITALIANI CHE SI RECANO AL VOTO. INFATTI, IL GOVERNO STA MANDANDO IN RAI SPOT INCOMPRENSIBILI (E BERLUSCONI SU MEDIASET NON LI MANDA AFFATTO) PERCHÉ, NEL CASO IN CUI RIUSCISSIMO A RAGGIUNGERE IL QUORUM:
- se passa il SÌ per dire NO AL NUCLEARE, GLI IMPRENDITORI NON POTRANNO ARRICCHIRSI CON I NOSTRI SOLDI E LA NOSTRA SALUTE;
- se passa il SÌ per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, GLI IMPRENDITORI NON POTRANNO PIÙ ARRICCHIRSI LUCRANDO SULL’ACQUA, BENE UNIVERSALE DI PRIMA NECESSITÀ;
- se passa il SÌ per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, RIBADIREMO CHE LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI, COMPRESO SILVIO BERLUSCONI.
Per sminuire l’interesse dei cittadini per il Referendum, il governo ha già attuato due meschini sotterfugi:
1) il voto del Referendum non è stato accorpato al voto delle elezioni amministrative del 15-16 Maggio 2011 (spendendo 300.000.000,00 € in più). Il Referendum è stato addirittura messo nelle date più tarde possibili, in modo che la gente sia più interessata a andare al mare che a votare;
2) è stata appena approvata una legge moratoria sul nucleare (Decreto Legge n.34 del 31 Marzo 2011) che sospende per 1 anno il programma nucleare in Italia. Sospende, NON cancella! Questo decreto legge ha infatti lo scopo di far credere ai cittadini, grazie alla cattiva informazione, che il nucleare non si farà più in Italia, facendo così credere che non serve andare a votare al Referendum. FALSO! In realtà con questa legge il programma nucleare tra 1 anno potrà essere ripreso se il Referendum non lo blocca!
PERCIÒ, PASSIAMO PAROLA E
ANDIAMO A VOTARE!
Scarica Referendum 2011 - Volantino | ||||
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Scarica Referendum 2011 - Volantino per l'auto | ||||
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Siti di riferimento:
Ministero dell'Internohttp://www.elezioni-italia.it/referendum.asp
http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia
http://www.sireferendum2011.it
http://www.fermiamoilnucleare.it/
(9 marzo 2011, h 01:23)
Giungendo a casa, dal random dell'autoradio è venuta fuori la canzone Liberi liberi. Mi ha portato subito alla mente i titoli di coda del dvd della VE che feci... con le nostre facce che si trasformano negli anni... e ho dovuto guardare quei video, li ho guardati quasi per intero, nonostante l'ora tarda. Ho dovuto guardarli perché mi è venuto il desiderio, triste e anche un po' sadico, di riguardare le facce di tutti dopo le vicissitudini negative, non solo strettamente mie, degli ultimi tempi. E, oggi, tante di quelle facce mi suscitano solo amarezza. Quest'amarezza era ciò che ho sentito il bisogno di provare quando Liberi liberi è uscita nello stereo in auto: un'amarezza per prendere maggiormente atto da un lato emotivo, oltre che da quello razionale che giustamente ha già dovuto farlo, che quella e molte altre pagine sono state voltate. Siamo stati un big bang a un certo punto, un separarsi anche violento... un fallimento quasi totale. Ho appurato che, per via di certe facce che vi compaiono, quei miei stessi video non potranno più commuovermi... solo darmi qualche brivido che un nostalgico come me deve provare per sua natura. Senza riferirmi solamente alle rotture che personalmente ho appena vissuto, tante persone non sono più amici, né mai più lo saranno o, più semplicemente ma non meno crudelmente, hanno smesso di vedersi, di sentirsi, di interessarsi reciprocamente, quasi di coesistere davvero al mondo.

Le partite dei giocatori fedeli sono minacciate ogni settimana dalle iniquità degli esseri inaffidabili e dalle sòle che essi tirano repentine.
Benedetto è colui che, nel nome del Pallone e della buona volontà, escogita i Dieci per il rettangolo da gioco, perché egli è, in verità, il pastore della Rosa e il ricercatore delle pecore smarrite.
E la sua squalifica calerà con lucida ira e spietatissimo sdegno su coloro che si proveranno a sabotare, e infine a cassare le sue partite.
E tu saprai che il suo nome è quello di Sabatino, quando egli farà calare la sua scomunica su di te.
Sabatino è il mio pastore:
non mi fa mancare di nulla;
sul campo brullo mi fa giocare
in tenzoni tranquille mi raduna.
Mi chiama, mi messaggia per l'agognata convocazione,
per amore del Pallone.
Se dovessi tirargli una sòla infausta,
non temerei alcun male, perché il rimpiazzo è con lui.
La sua scheda e il suo credito
mi danno sicurezza.
Intorno a me prepara il campo
colmo sempre di dieci amici;
talora vi versa il suo sangue.
Il mio diletto ne giova.
Pallone e scarpette mi saranno compagni
tutte le settimane della mia vita,
e pascolerò nel campo da calcetto
belando a tantissime convocazioni.


Centocinquant'anni dell'unità d'Italia; ma questa giornata, piuttosto che celebrare l'Italia di tutti, si è rivelata un banco di prova per l'identità nazionale collettiva. Un banco su cui si sono confrontate e scontrate Italie diverse.
Le Italie diverse, che teste diverse rimuginavano e si tenevano sullo stomaco, hanno iniziato a ribollire sin dal primo accenno a questo giorno, in cui si doveva celebrare un'Italia unica e unita. Ogni diversa Italia, fisica, politica, patriottica, calcistica, data per scontata, egoista, di circostanza, rimpianta, xenofoba, rinnegata, razzista, snobbata, unita o divisa, ha sentito forte il ribrezzo per questo incombente accomunarsi a ogni altra nel calderone unico di questo giorno. Stuzzicata e messa alle strette la propria Italia da tutte le altre antagoniste, nessuno ha più potuto trattenerla e, liberandosi lo stomaco come da un enorme macigno, a conati ha detto la sua, con cenni, gesti, silenzi, parole, opere o omissioni.
Anch'io con la mia Italia, ho vissuto questo giorno a metà tra la riflessione e l'indignazione.
Ho vissuto la riflessione sull'Italia vera: unica, unita, con l'amore che mi suscita, un po' inspiegabile proprio perché tale, l'amore per la mia Italia. Ho pensato alla Storia, studiata sin dalle scuole dell'obbligo ma che più non ricordo e che ogni giorno mi ripropongo di narrarmi ancora attraverso un libro. Ho ascoltato più volte l'Inno, da solo o in compagnia: l'ho cantato, canticchiato e fischiettato per tutto il giorno. Ho pensato che non conosco a memoria le strofe successive alla prima. Ho guardato e riguardato la bandiera che ho messo al balcone. Ho pensato ai giorni in cui, con il sangue, si è realizzata quell'idea che oggi è la nostra unità nazionale, quella che oggi è la vera Italia.
Ma, per l'altra metà, ho vissuto questo giorno praticando lo sport nazionale: l'indignazione. Indignazione perché ho saputo di esecuzioni dell'Inno disertate dai leghisti. Perché ho sentitoNon ci posso credere: sto scrivendo un pezzo improvvisato, senza prepormi un tema da affrontare dopo bene aver affilato la mente, l'invettiva e i polpastrelli sulla tastiera. Sto scrivendo un pezzo solo perché non ne scrivo uno da un pacco di tempo... insomma: sto scrivendo un pezzo come fanno tutti i comuni mortali sui rispettivi blog!
Ah, mi sento già pervaso da sensi di colpa e avverto pure una puntina di ipocondria di bimbominkia, ma... ormai!
Il fatto è che avrei delle idee da affrontare, elaborare, digerire, farmi andare di traverso, espellere dalla comune ignobile via d'uscita ordinaria o urlare attraverso la più consueta apertura orale per le parole, ma...
...Ma io sono pignolo! E se non perdo due giorni su un argomento per sviscerarlo (per dirlo alla Botta), più altri due giorni a scegliere due immagini perfette da inserirci, più altri due giorni a revisionare ancora la forma, l'ortografia, le rime, le allitterazioni e pure la punteggiatura, non lo faccio proprio!
Io 'na cosa, si 'a faccio, 'a faccio bbona!
Ma allora perché sto facendo questo articolo da niente? Da bimbominkia? Anzi, vediamo cosa si prova a scrivere per davvero da bimbominkia nel prossim capoverso.
DiCeVo, Stò sCrIvEnDo QsT aRtIcOlO xke'...
A parte che mi sono sfastriato immediatamente a scrivere così, mi son dovuto fermare perché stavo facendo il pignolone perfezionista pure nello sbagliare l'ortografia e nello scrivere "a OnDa" per bene immedesimarmi nella parte e tangere la perfezione!
Ma il fatto è questo:
E va bbeh, la causa è il lieto evento del mio avvento nel modo degli ingegneri abilitati, che, con il verdetto tanto atteso e uscito finalmente lo scorso mercoledì 9 febbraio (ma io me ne sono accorto il 10), mi ha di fatto ufficialmente consegnato il titolo di disoccupato di ruolo, ora in sbattimento e in cerca di non far correre via il tempo a mare come se fosse percolato della campania, ma in continuo stress da ricerca alternato a fasi di stasi contemplative di quanto potrei fare di più.
Insomma, vorrei produrmi in tanti sforzi di cazzeggiare pallido e assorto, in tanti sproloqui sul mondo che mi circonda, in disparate trattazioni letterario-scientifiche de reibus naturae and so on, ma...
Insomma: ne passerà di acqua sotto i ponti, ne esploderanno di supernovae, ne cadranno di statue di dittatori africani e non, ne solcheranno di nuvole i cieli, prima che io ritorni a scandire i tempi in cui le pagine di questo sito spunteranno di nuovo come funghi avvicino 'e ceppeche aroppo una chioppeta d'acqua di fine staggione!
A presto, mio sito...
(e questo articolo non lo rileggo/correggo proprio! Sono ridotto proprio a un comunissimo... blogger!...
)
(pure 'a faccina... te', te'... )
« Chi ha paura muore ogni giorno; chi non ha paura muore una volta soltanto »